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di Barbara Ghiselli


La Gazzetta di Lucca, 7 settembre 2019

 

"Nonostante tutto sono vivo" è il titolo del libro che narra la storia vera di Luigi De Lillo, Maresciallo Capo nelle prigioni italiane nel periodo degli Anni di piombo. Una storia drammatica e commovente che non può non far riflettere il lettore che si accosta a queste pagine.

Il libro, realizzato con il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Lucca è stato pubblicato dalle Grapevine Editions e una delle particolarità di questa biografia è che presenta nello stesso volume la pagina con la versione italiana con accanto la traduzione in inglese a cura di Norma Jean Bishop; la storia del maresciallo De Lillo è stata raccolta dalla scrittrice Anna Gabriella Bianchi e per questo motivo è stata scritta in terza persona.

È quasi impossibile non lasciarsi coinvolgere sin dalle prime pagine del libro dove sono descritti i compiti che doveva svolgere il maresciallo quando era ancora un bambino: si alzava all'alba per trainare il carretto di legno al mercato ortofrutticolo e aspettava il padre per acquistare i prodotti che poi sarebbero stati caricati e venduti nel negozio di loro proprietà.

Dopo aver fatto colazione, correva a scuola e il resto della giornata lo passava in un negozio di barbiere dove imparava il mestiere; nonostante questo non smetteva mai di essere allegro e non gli pesava fare una vita di sacrifici.

Tutto questo accadeva a Santa Maria Capua Vetere, un centro agricolo tra Capua e Caserta, dove il maresciallo nacque il 28 luglio 1945. All'età di diciotto anni fece domanda di arruolamento nel Corpo degli Agenti di Custodia (oggi Polizia Penitenziaria) e da quel momento entrò in contatto con le diverse sfaccettature del sistema carcerario.

Sono molti gli episodi descritti nel libro e ognuno di essi meriterebbe un'attenta riflessione per comprendere meglio la difficoltà di chi lavora nelle carceri comunque il più grande cambiamento fu quando, ormai diventato maresciallo capo, fu trasferito nel 1978 alla prigione "Le Nuove" di Torino.

Fu proprio in quel carcere che gli venne affidato il compito di responsabile del reparto speciale preparato per i brigatisti e quel momento segnò per sempre la sua vita. Proprio per aver ricevuto quell'incarico, la sua vita si è trasformò in un inferno: da quel momento in poi iniziò a ricevere telefonate anonime e minacce di morte che crearono non poche paure e preoccupazioni anche in sua moglie, madre dei tre loro figli. Riuscì poi a essere trasferito alla prigione di San Giorgio a Lucca ma le minacce di morte lo seguirono anche lì.

Nonostante siano passati molti anni e il maresciallo si trovi ora in pensione, è impossibile per lui scordare quei momenti che hanno segnato drammaticamente la sua vita. Un libro dunque che è la testimonianza emozionante concisa e ricca di esperienze di chi si è trovato a lavorare in carcere negli anni di Piombo.

Il volume è arricchito con immagini e didascalie di persone che in un modo o nell'altro hanno fatto parte di quel periodo storico. Al termine della narrazione e a completamento della sua biografia, è stato ritenuto opportuno accennare ad alcuni aspetti del regime di vita dei detenuti e del servizio del personale di custodia con alcune integrazioni che possono far comprendere meglio al lettore la vita in carcere.

Ma per quale motivo il maresciallo Luigi De Lillo ha deciso di raccontare la sua storia oltre che per dare una testimonianza di quanto fosse difficile lavorare nelle carceri in quel particolare periodo? È lui stesso a spiegarlo nel libro: " Voglio consigliare ai giovani di non commettere azioni che costituiscano reato perché finire in carcere è come finire all'inferno.

Una volta che dietro di te senti lo scatto del chiavaccio, non sei più padrone della tua vita e non c'è nulla che possa ripagare la perdita, anche di un solo istante di libertà". È possibile trovare il libro presso l'ufficio di Grapevine Editions nel Centro Storico (Via dell'Angelo Custode 3A) o vicino alla stazione di Lucca, a Caffè Letterario (Viale Regina Margherita 113)