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di Antonio Averaimo


Avvenire, 1 agosto 2021

 

È grazie alle denunce da lui raccolte che è potuta emergere la verità sul pestaggio avvenuto il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Il Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, ora si sta battendo per ottenere un altro risultato: riportare in Campania i 42 detenuti del carcere casertano trasferiti in altre 23 carceri del resto d'Italia.

Un provvedimento che fu sollecitato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere al fine di evitare ritorsioni nei confronti di coloro che avevano denunciato il pestaggio subito, insieme agli altri ospiti del reparto Nilo, di cui si rese responsabile un centinaio di agenti di Polizia penitenziaria. "Nei giorni scorsi sono stato a Roma per incontrare il capo del Dap, Petralia - racconta il Garante dei detenuti della Campania. Gli ho fatto presente che non è comprensibile che i detenuti siano stati mandati a centinaia di chilometri da casa.

Questo non vuol dire tutelarli. I detenuti denuncianti potevano essere benissimo trasferiti nelle regioni vicine alla Campania o in altre carceri della regione. Dov'è la territorialità della pena?". Ora i 42 detenuti potranno fare domanda di trasferimento in carceri più vicine alla Campania, ma non nella propria regione.

L'altro pallino del Garante dei detenuti della Campania è la composizione della commissione ispettiva istituita dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, per indagare sulla condotta della catena di comando del carcere casertano nel corso della rivolta del 5 aprile e del pestaggio del giorno successivo.

"La questione si potrebbe sintetizzare con la seguente domanda: chi controlla i controllori? - chiede Ciambriello. Se questa commissione deve far luce sulle presunte omissioni che ci furono fra i vertici del carcere, allora perché manca un magistrato di sorveglianza, un garante dei detenuti o un rappresentante di un'associazione (penso ad esempio ad Antigone)? Tra chi dovrà indagare ci sono solo figure interne al ministero".

Alla luce di quanto è accaduto l'anno scorso nel carcere di Santa Maria e di altri 16 episodi analoghi su cui indagano altrettante procure italiane, Ciambriello chiede "numeri identificativi sui caschi. Le telecamere di sorveglianza non bastano - osserva il garante dei detenuti della Campania Questo è ciò che mi auguro.

E non diciamo, come si sta già facendo: "Non si può fare". Alcuni fra gli autori del pestaggio avvenuto il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria non sono stati identificati proprio perché indossavano il casco. Ancora non sappiamo, per esempio, chi si rese responsabile del pestaggio che ha destato più clamore, ovvero quello di un detenuto costretto sulla sedia a rotelle".

Ciambriello ricorda che "il carcere di Santa Maria, inaugurato 25 anni fa e costruito a due passi da un impianto di trattamento dei rifiuti, è ancora privo di condotta idrica. Ogni giorno devono arrivano autobotti e bottiglie d'acqua per i detenuti. Solo ora saranno attivati i fondi per la costruzione della condotta idrica del carcere, che furono stanziati già tre anni fa. Curioso peraltro che ai reparti del carcere siano stati dati i nomi di fiumi famosi di tutto il mondo: una presa per i fondelli?".