di Emilio Pucci
Il Gazzettino, 17 febbraio 2021
Per Walter Verini, coordinatore dei lavori del Pd sulla giustizia, "è il momento della svolta" su un tema che finora ha diviso le forze politiche.
Nuovo governo, nuovo clima? Secondo lei è effettivamente possibile la mozione moratoria dopo gli scontri degli ultimi anni?
"Non è solo possibile, ma necessaria. Da tempo come Pd lo sosteniamo, perché la giustizia non può più essere il terreno tossico di scontro politico. Questo tipo di governo e questa pur anomala maggioranza parlamentare possono favorire un clima che porti a riforme condivise".
Sulla prescrizione si è deciso di sotterrare l'ascia di guerra?
"Abbiamo apprezzato il ritiro degli emendamenti divisivi. Non sarebbero stati solo un gesto di scortesia istituzionale verso il nuovo ministro, ma un partire col piede sbagliato".
Quale sarà il nuovo corso, considerando che la maggioranza è composta da forze diverse tra loro? Sul processo penale ora si punterà ad accelerare alla Camera?
"La strada è questa. Come per il processo civile, si tratta di una riforma fondamentale. Le decine di audizioni hanno suggerito cambiamenti da accogliere, ma il punto di fondo è che si potrà finalmente giungere alla durata ragionevole dei processi, con tempi certi. Con la presunzione di innocenza degli imputati, ma anche con il diritto ad avere un esito in tempi giusti. E lo stesso naturalmente vale per le vittime di reati. A quel punto anche il tema prescrizione - che nei processi infiniti è una difesa dell'imputato ma anche un fallimento dello Stato - perde la sua dirompenza".
Sulla prescrizione si ripartirà dal cosiddetto Lodo Orlando?
"Ripeto, la giustizia deve essere materia di confronto. La proposta di Orlando andava proprio in questa direzione".
Quale sarà l'atteggiamento del Pd?
"Il Pd sostiene lealmente il governo con le sue idee senza sventolare bandierine".
Come sarà secondo lei la coabitazione tra FI e M5S, che sui temi della giustizia si sono sempre scontrati?
"Bisognerà togliere di mezzo totem e tabù, puntando su lotta alla corruzione e alle mafie, su processi di durata ragionevole. Nel civile e nel penale. Serve l'indipendenza e la rigenerazione della magistratura, da aiutare anche con la riforma del Csm. E il rispetto autentico dei diritti della difesa. No a processi mediatici. E carcere con pene certe, soprattutto alternative per i reati di non grave allarme sociale, ma tese alla rieducazione. Non solo perché è giusto, umano, coerente con l'articolo 27 della Costituzione, ma perché un detenuto che esce rieducato non torna a commettere reati. Umanità significa anche sicurezza dei cittadini. Perché non lavorare per declinare insieme questi principi, che sono testi all'esame delle Camere?".
Si potrebbe pensare ad una costituente sulla giustizia?
"Senz'altro sì, come spirito e volontà. Intanto si può pensare a delle sessioni dedicate al tema".
Cosa si aspetta dal ministro Cartabia?
"La sua autorevolezza, il suo rigore costituzionale, il suo equilibrio potranno certamente favorire, in un clima collaborativo tra governo e Parlamento, il raggiungimento di importanti obiettivi. Aggiungo che il Recovery plan prevede investimenti per miliardi nella giustizia, in strutture, digitalizzazione, modernizzazione e risorse umane. Ciò si deve accompagnare a riforme. E il ruolo del Guardasigilli sarà fondamentale".
Ma il problema era la presenza di Bonafede o i distinguo di Renzi?
"Il problema, da anni, sono i tabù, i totem, le strumentalità che davano vita spesso a un populismo giudiziario da un lato e a un garantismo a intermittenza dall'altro".











