di Liana Milella
La Repubblica, 25 maggio 2020
Scambi di accuse tra il presidente Poniz e il segretario Caputo. Interviene Bonafede: "Riforma Csm subito". Via libera di Zingaretti. Non è cambiato niente. Proprio come un anno fa lo scandalo Palamara sta travolgendo la magistratura.
Il Guardasigilli Bonafede corre ai ripari e rilancia la riforma del Csm, ma lo stesso Csm e l'Anm, il sindacato delle toghe, sono lacerati dallo scontro tra le correnti. Sul Csm mette la mano il capo dello Stato, e dello stesso Csm, Mattarella perché un organo costituzionale non si può sciogliere dall'esterno e a breve, a Perugia, comincerà l'udienza preliminare del processo per corruzione a Palamara. Ma il terremoto squassa e azzera l'Anm.
Tre anni di chat di Luca Palamara - che l'ex pm di Roma, pur sapendo di essere sotto inchiesta a Perugia, non ha mai distrutto - svelano toghe alla continua ricerca di posti, pronte agli sgambetti, ma anche alla delegittimazione dei colleghi. Proprio le chat esplodono nell'Anm. Ecco che il presidente Luca Poniz, della sinistra di Area, sabato accusa pesantemente Unicost: "Volete solo proteggere i vostri". Che sono finiti nelle chat a mendicare posti. Replica il segretario Giuliano Caputo di Unicost: "Dici bugie, tu vuoi solo candidarti di nuovo".
Perché a ottobre, online, si eleggeranno i nuovi componenti. In una guerra tra correnti che non ha precedenti nella storia della magistratura. Se lo spettacolo è questo, ed è un brutto spettacolo, il Guardasigilli Alfonso Bonafede non poteva stare a guardare. Come gli rimprovera la sua, da sempre antagonista, Giulia Bongiorno della Lega. Bonafede dice "basta", parla di "terremoto" nella magistratura. Dà la "risposta tempestiva" che serve, la riforma del Csm. L'annuncia con il solito post su Fb perché "non si può più attendere".
Una riforma che avrebbe potuto essere legge già da due anni perché Bonafede l'aveva già inserita nella riforma della giustizia presentata col governo gialloverde. Allora chiedeva il sorteggio per eleggere i togati del Csm, oggi propone una soluzione più blanda, piccoli collegi uninominali. Poi regole rigide per le nomine. Infine lo stop alle cosiddette porte girevoli (chi entra in politica non torna in magistratura). Bonafede le definisce "innovazioni non rinviabili su cui le istituzioni non devono dividersi ma, al contrario, devono compattarsi".
Arriva il via libera del Pd con il segretario Zingaretti: "C'è bisogno di una riforma del Csm ed è colpa della politica non averla fatta e scandalizzarsi di regole che non vanno bene. Il prossimo step deve essere in tempi rapidissimi una riforma del Csm". Ma quanto ci vorrà per approvare la riforma? Un anno? E nel frattempo?
Passeremo un'estate guardando il film dello scontro sanguinoso tra le correnti. In cui le chat di Palamara scansionano le fasi. Sabato 16 maggio. Esce il WhatsApp di Palamara in cui un componente del direttivo Anm, Angelo Renna di Unicost, pm a Milano, il 17 ottobre del 2017, scrive: "Se riuscite a fottere la Savoia sarebbe un bel colpo". Lei, di Area, è giudice a Milano, ma anche componente del parlamentino dell'Anm.
Domenica 17 Unicost costringe Renna alle dimissioni. Ma in settimana, chat dopo chat, i nomi di Unicost crescono. Ecco Alessandra Salvadori, giudice a Torino, il cui marito Onelio Dodero, nel 2018 corre, e ottiene, la procura di Cuneo. Lei è vice presidente Anm. Ancora: spunta il nome di Bianca Ferramosca, pure in Anm, che a luglio 2018 ringrazia Palamara perché a Roma è diventata presidente di sezione del tribunale.
Poi quello dell'ex presidente Anm Francesco Minisci. Giusto giovedì al Csm Area s'intesta la battaglia per trasferire dalla Dna Cesare Sirignano, toga di Unicost. Escono anche nomi di magistrati di Area, però non in Anm. La guerra diventa nucleare. Unicost trema perché con Renna potrebbero cadere pure tutti gli altri. Area s'impunta, via Renna subito.
E scuse a Savoia. Poniz non retrocede dall'idea di ricandidarsi. Unicost non ci sta. Crolla tutto. Perché la campagna elettorale per il voto del 18 ottobre (che si sarebbe dovuto tenere già il 22 marzo) è un tutti contro tutti.










