recensione di Laura Montanari
La Repubblica, 3 giugno 2019
Azzurra ha un solo dente in bocca per via del metadone e fatica a leggere perché non ha occhiali e nessuno glieli regala, ma scrive. Lei lo sa che a volte la scrittura aiuta a incollare i mille pezzi della propria vita esplosa. Alessandra è molto esile e ordinata: non diresti mai che dalle sue mani sono uscite quelle parole così dure su un ex rapinatore suicida in carcere e poi "buttato" via: "Non aveva famiglia prima e non vi sarà nessuno a riconoscerne l'identità, la sua branda viene occupata da un nuovo giunto come si dice in gergo carcerario, non c'è spazio in questo luogo per la memoria, c'è bisogno solo di posti letto".
Si intitola "Racconti dalla casa di nessuno", è pubblicato da Le Lettere ha come ingrediente principale l'assenza di un orizzonte lungo, il mondo da una cella. Raccoglie infatti una serie di storie autobiografiche e non, scritte dai detenuti e dalle detenute del carcere fiorentino di Sollicciano che hanno preso parte al corso di scrittura creativa che da anni tiene Monica Sarsini.
È lei che cura questo volume, lei che descrive l'aria che tira: "Nessuno degli educatori, né dei vari direttori che durante questi nove anni si sono avvicendati mi ha chiesto un resoconto sulla relazione che ho intrapreso con questi esseri umani, a loro è sembrato sufficiente conoscerne l'affluenza alle lezioni per valutare il livello di apprezzamento di un'offerta...".
Da quel "luogo malfamato" escono voci e sogni, botte, amori e fughe, cadute e ricadute di gente che è finita lì magari dopo essere stata a sua volta testimone delle violenze, una tenuta a penzoloni dal sesto piano, un'altra calpestata, un'altra nascosta dentro un cespuglio con un bambino in braccio a osservare il marito che veniva ucciso, un'altra accusata del suicidio del padre tanto amato.
Dice Monica Sarsini del carcere: "ho erroneamente sperato servisse loro come riparo". Quello che resta del corso di scrittura creativa è difficile saperlo e certo non sarà soltanto questo libro in cui, per esempio, Taxi racconta di una rocambolesca idea: l'impresa folle di organizzare una maratona in un carcere. Una maratona nel luogo in cui i grandi spazi sono negati e allora la corsa consiste nel fare ben 126 giri e tre quarti intorno al campo di calcio.
Con un detenuto "arbitro" che li conta. Oppure c'è Cosetta che ci precipita dentro una vita di alcol e infelicità miste che hanno come capolinea il carcere dopo un momento di follia: "Una tragedia dentro un'altra tragedia" scrive lei. "Sono giorni che non sto bene, che vorrei solo piangere, vorrei essere a casa per aspettare assieme a mio figlio il Natale, decorare l'albero, la porta, la terrazza, sapere che non potrò farlo per moltissimo tempo mi fa sentire come se mi avessero amputato un arto e dovessi aspettare una protesi per tanti anni".
Al termine di ogni racconto c'è l'intervento di uno degli ospiti che hanno accompagnato il corso diretto da Monica Sarsini, fra questi Valerio Aiolli (Nero ananas il suo ultimo romanzo), Giulia Caminito, Paolo Maccari, Lorenzo Hendel e altri. Non soltanto scrittori, ma anche registi, ricercatori e ricercatrici universitarie, editor e poeti.
"Tra un passaggio di un treno e l'altro che ci frastornerà, siamo stati seduti nella stessa stanza" scrive Monica Sarsini che è scrittrice e artista visiva. Il laboratorio da cui emerge questo libro così pieno di spigoli e di giornate finite fuoristrada, deve essere stata una specie di ora d'aria non codificata. Perché scrivere è anche essere in un altro posto, è reinventarsi o provare a spiccare qualche nuovo decollo. Con i mezzi che ciascuno ha in dotazione.
Alessandra, per esempio, ha una sua personalissima Divina commedia: "Nel mezzo del cammin di questa zozza logora amorale vita condannata da giudici magistrati Sert e perfino l'altissimo mi ritrovai per una selva oscura...". Oscar invece ci porta in certi quartieri alla periferia di Roma, quelli in cui sono normali dialoghi del tipo: "Cazzo, è crollato il tetto?" e "Mo' dove annamo a dormì?".









