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di Chiara Francesca Caraffa

 

eurocomunicazione.com, 23 dicembre 2020

 

Intervista a Cosima Buccoliero, dirigente penitenziario della II Casa di Reclusione di Milano - Carcere di Bollate e del carcere minorile Beccaria. Ieri mattina il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha incontrato Rita Bernardini, presidente dell'Associazione Nessuno Tocchi Caino.

La sua protesta contro la situazione nelle carceri italiane è diventata un lungo sciopero della fame, interrotto pochi giorni fa, una volta accolto l'invito all'incontro odierno che si è da poco concluso. Nell'intervista rilasciata a Lanfranco Palazzolo, corrispondente di Radio Radicale dalla Camera dei Deputati, Rita Bernardini ha sottolineato la disponibilità a ragionare e discutere del premier, definendo l'incontro soddisfacente.

Il carcere in Italia e il rischio di recidiva - Il tema carcere è in queste settimane particolarmente caldo per l'emergenza sanitaria: sappiamo bene che il Covid-19 non ha risparmiato i tanti detenuti, forse anche per il problema del sovraffollamento che caratterizza numerosi istituti.

Il Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma ha confermato la correttezza dei dati circa la diffusione del virus nelle carceri diffusa da Riccardo Magi, il quale auspica che la popolazione carceraria sia subito vaccinata: oggi vi sono 958 detenuti positivi e 810 positivi tra il personale di polizia penitenziaria. Oltre alle condizioni legate alla pandemia, desta poi grande preoccupazione il tasso di recidiva maggiore rispetto agli altri Paesi dell'Unione europea, la sensazione della mancata adesione al mandato di offrire una seconda possibilità di riscatto e reinserimento, sono tutti elementi che fanno discutere l'opinione pubblica.

Il recupero della persona è al fulcro dell'impegno - Cosima Buccoliero, dirigente penitenziario della II Casa di Reclusione di Milano - Carcere di Bollate e del carcere minorile Beccaria di Milano tiene particolarmente al reale recupero della persona e all'applicazione dell'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario che abilita i detenuti al lavoro extra moenia: proprio partendo dal presupposto che il lavoro abbassa il rischio di recidiva, è stato avviato un progetto di reinserimento lavorativo che, attualmente, permette a una decina di detenuti di misurarsi con il mondo del lavoro all'interno di una multinazionale che opera nell'ambito dell'edilizia.

Quindi un lavoro non estemporaneo, che va oltre ai consueti lavori nell'ambito del sociale o quelle attività promosse dentro gli istituti per offrire prodotti all'esterno. Per la prima volta, con il Programma 2121, il ministero della Giustizia italiano ha inoltro voluto, grazie alla collaborazione con Lendlease, valorizzare la presenza del Carcere di Bollate nel suo territorio: esso si trova vicino al Mind - Milano Innovation District.

 

Un aspetto che ha colpito l'uditorio durante il suo Ted talk di alcuni anni fa è certamente quello relativo alla mancanza di consapevolezza circa l'opportunità di inserire nuovamente le carceri all'interno delle città. Dopo quella occasione qualcuno ha dato seguito al suo invito di ridisegnarle, includendovi anche il carcere?

"Il discorso che ho presentato a Ted Milano nel 2017 è piaciuto molto. Credo che abbia anche fatto riflettere, e tuttavia la strada ancora è lunga perché si raggiungano dei risultati concreti".

 

Il sito della II Casa di Reclusione di Milano - Carcere di Bollate che lei dirige raggiunge il visitatore parlando subito del proprio progetto. Il modello istituzionale comunitario che sta realizzando in cosa consiste e come/quanto differisce da quello di altri istituti carcerari simili in termini di dimensione?

"L'organizzazione del carcere prevede una grande partecipazione della comunità esterna, da sempre un interlocutore privilegiato della direzione. Ciò ha permesso di poter contare su un numero considerevole di risorse, offrendo così alle persone detenute un ventaglio di opportunità di trattamento: questo è, del resto, proprio il modo attraverso cui si traduce il dettato costituzionale e la finalità rieducativa della pena".

 

Cosa significa per lei libertà e quanto la vita in carcere - luogo animato dai reclusi, dagli agenti, nonché da familiari, visitatori e volontari - la limita nelle piccole azioni quotidiane?

"Il carcere mi assorbe tanto e prende una grande parte della mia giornata: posso dire di essere fortunata perché svolgo un lavoro che mi piace fare e che mi appassiona molto, benché non sia facile da conciliare con gli impegni famigliari. Ma non mi arrendo e mi impegno ogni giorno a trovare un giusto equilibrio".

 

Carcere e adolescenti, qual è la sua esperienza - come dirigente penitenziario e come madre di due preadolescenti, con i ragazzi detenuti all'istituto penale minorile Beccaria? È in progetto l'apertura anche della sezione femminile?

"Il carcere non è adatto per gli adulti, figuriamoci per gli adolescenti. È vero che i giovani che entrano in carcere sono solo una minima parte dei ragazzi che incappano nelle maglie della giustizia penale, tuttavia le conseguenze sono totalmente negative con ripercussioni non solo nel loro futuro ma anche nel quotidiano: fanno tanta fatica ad accettare le regole di una comunità così rigida come quella del carcere. Al momento non ci sono indicazioni che riguardano l'apertura del reparto femminile. Vedremo se, quando la ristrutturazione degli spazi sarà completata, potremo pensare di rendere il Beccaria accessibile anche alle giovanissime".

 

Cosa porta un giovane alla pena carceraria e quanto l'esperienza corrisponde ancora alla narrazione cinematografica?

"Per la mia esperienza i fattori sono molteplici; a differenza degli adulti i giovani non mettono in conto di finire in carcere. A volte non sanno neanche che certi comportamenti possono costituire reato. La realtà, per fortuna, è altra cosa rispetto a quello che si vede nei film, che tendono a darne una visione strumentale".

 

Il cittadino comune spesso ha un forte preconcetto rispetto a chi sta scontando una pena. Quali azioni mette in atto il ministero della Giustizia per riconciliare la società civile con il progetto di recupero dei carcerati?

"Il cittadino comune spesso non conosce il carcere e non vuole avvicinarsi ad esso perché lo considera il male assoluto. Negli ultimi anni sempre di più sono i progetti che hanno l'obiettivo di sensibilizzare la coscienza civile e il superamento dei preconcetti tradizionali. A cominciare dai percorsi di legalità che coinvolgono le scuole. I giovani sono il nostro futuro e dobbiamo fornire un'adeguata formazione e informazione anche in questo campo".

 

Si appresta ad assumere il ruolo di vice direttore del carcere di Opera, come affronterà il nuovo impegno?

"Sono pronta a portare ad Opera la mia esperienza: mi muoverò con lo stesso entusiasmo che ha contraddistinto il mio impegno sinora perché credo fermamente nel possibile cambiamento delle persone, dovunque si trovino".

 

Grazie al suo impegno recentemente ha ricevuto dalla Città di Milano l'Ambrogino d'Oro, quale importanza riveste per lei questo riconoscimento?

"Si tratta di un riconoscimento che mi inorgoglisce e che mi avvicina sempre di più a questa città in cui ho trovato una sensibilità non comune per molti temi piuttosto difficili come quello del carcere".