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di Goffredo Buccini


Corriere della Sera, 3 settembre 2019

 

L'apertura europea voluta dalla nuova presidente von der Leyen favorisce una svolta in Italia. Vero ostacolo o pretesto che sia, l'immigrazione pare fin qui un inciampo maggiore sulla via del nuovo governo. Se il Movimento Cinque Stelle è riottoso ad abiurare la linea tenuta in coalizione con la Lega, la sinistra tende a fare di quell'abiura una sorta di totem. Intendiamoci: quest'esigenza è ben comprensibile.

Dopo 14 mesi con la testa sott'acqua a causa del dominio di Matteo Salvini, il Pd e i suoi sodali hanno bisogno almeno di uno strappo visibile per mettersi con chi aveva condiviso le durezze del leader leghista, talvolta persino anticipandole (l'assai opinabile battuta sulle Ong "taxi del mare" è di Luigi Di Maio). E lo strappo più visibile e meno costoso è il solito (molto più dell'economia che richiede tempi lunghi e sacrifici, cambiare registro sui migranti è gratis e ad alto impatto mediatico, tanto che anche Salvini vi si dedicò con notevole impeto comunicativo).

Certo, i due famosi decreti sicurezza (ora convertiti in legge) non sono esenti da difetti assai gravi. Mattarella lo ha messo per iscritto al momento di lasciarli passare (e il punto di mediazione tra Cinque Stelle e Pd sarebbero proprio i rilievi del presidente). Il secondo pecca senz'altro di disumanità e forse di incostituzionalità (abbiamo il dovere di salvare chi scappa dall'orrore e salvarlo significa portarlo al sicuro, cioè a terra).

Il primo ha anche grosse falle di efficacia: cancellando la protezione umanitaria butta fuori i migranti dai centri d'accoglienza senza sapere dove collocarli perché mancano gli accordi bilaterali di rimpatrio (Salvini non ci ha mai lavorato) e dunque, secondo l'autorevole istituto di studi Ispi, gli irregolari in Italia per effetto del primo decreto passeranno da 600 mila a 730 mila in un paio d'anni.

Il decreto bis, quello che inasprisce le misure contro le Ong, potrebbe essere disapplicato da un nuovo ministro degli Interni di buonsenso con il sol fatto di non ritenere ostili o pericolose per la nostra sicurezza le navi umanitarie o col semplice appello alle normative internazionali che ha richiamato Mattarella; si rammenti peraltro che tenere a mollo per settimane gruppetti di 40 o 50 profughi in mare avverso ma in favore di tv è stato un semplice specchietto per le allodole mediatico (appena 600 sono stati i migranti soccorsi dalle Ong fino ai primi di luglio a fronte di 2.486 sbarchi "autonomi" e non contrastati dal Viminale).

È servito a Salvini a distogliere l'attenzione dalla sua incapacità di scovare i famosi 600 mila invisibili di cui aveva promesso il rimpatrio veloce prima delle elezioni del 4 marzo 2018. I 600 mila sono ancora tutti lì, visibilissimi, nelle nostre stazioni, nei giardinetti delle nostre città, nelle pieghe interstiziali delle nostre periferie (e anzi sono in aumento, appunto, a cagione del primo decreto sicurezza, che non è aggirabile poiché ha già sortito i suoi effetti negativi).

Ma è giusto questa la faccenda cui il Pd e i suoi sodali dovrebbero fare grandissima attenzione. Se è comprensibile il desiderio di portare al proprio elettorato il ribaltamento del teorema Salvini su migranti e Ong, sarebbe assai pericoloso fingere che la questione migratoria non esista più: una questione che non sta in mare, negli sbarchi, ma sulla terraferma, tra coloro che il nostro sistema d'accoglienza ha perso per strada, lasciato tracimare nell'illegalità e nell'oblio. Sbagliato sarebbe un rompete le righe (nel quale sembra iscriversi anche un nuovo rilassamento verso le occupazioni abusive, in primis a Roma).

Se la sinistra vuole provare a risalire la china del consenso non può non offrire soluzioni strutturali alla questione migratoria né tantomeno può distrarsi dalla sicurezza reale dei cittadini (ben altro rispetto al rispolverare generici slogan sulla "sicurezza urbana"). Significa certo aprire i porti a chi fugge ma anche aprire più Centri di identificazione ed espulsione (Cie o come li si voglia chiamare) per contenervi chi non può o non sa stare nel nostro territorio.

Significa aprire vere vie di immigrazione legali ma anche canali di rimpatrio con accordi bilaterali da stringere con almeno una mezza dozzina di Stati africani. Significa ridare linfa e soldi agli Sprar per un'autentica integrazione di secondo livello (piccoli numeri diffusi nei Comuni) ma pure selezionare al meglio la nuova immigrazione "economica" di cui le nostre aziende e le nostre pensioni hanno bisogno. Significa governare il fenomeno togliendo dai marciapiedi una pletora di disperati che diventa manovalanza criminale.

Mai come ora la congiuntura europea potrebbe favorirci. Lo "schema Ursula", con un inedito impegno della Ue nell'affrontare una questione finora tutta lasciata sulle nostre spalle, s'è palesato più volte a luglio in via informale con la disponibilità pratica di un gruppo di Paesi (Francia, Germania, Portogallo, Irlanda, Lussemburgo) a farsi carico dei migranti delle navi Ong che noi non volevamo accogliere.

L'apertura manifestata da Ursula von der Leyen al nostro Giuseppe Conte, all'indomani della sua elezione a presidente della Commissione europea grazie a voti Pd e M5S, non va lasciata cadere: un'immigrazione ripartita può togliere un potente argomento retorico ai sovranisti. Ma solo una sinistra di governo che sappia tenere insieme legalità e solidarietà avrà le carte in regola per stare seduta al tavolo.