di Lucia De Ioanna
La Repubblica, 26 aprile 2021
Digitale e ambiente al centro della lectio magistralis di Luciano Floridi. "Non basta perseguire una carriera che porti a essere benestanti perché si viva in una società benestante: quest'ultima è fatta di tantissimi poveri e pochissimi ricchi". Costruire un progetto umano che unisca il verde di uno sviluppo sostenibile e il blu del digitale favorendo nello stesso tempo un modo di vivere centrato sulle relazioni più che sul consumo: è questo il cuore della sfida indicata come urgente e decisiva per il futuro da Luciano Floridi, uno dei più autorevoli pensatori contemporanei, in grado di interrogare i grandi nodi politici, sociali ed economici del nostro tempo alla luce della filosofia.
Professore ordinario di Filosofia ed etica dell'informazione all'Università di Oxford, Floridi ha tenuto una lectio magistralis, in collegamento da Oxford, sul tema Il verde e il blu - Il progetto dell'umanità per un futuro sostenibile e preferibile, organizzato dal Lions Club Parma Host con Università, Comune, Unione Parmense degli Industriali e Gazzetta di Parma.
Se la cattiva filosofia, "introversa e oscura, è come un vino scadente che ti fa diventare astemio", la buona filosofia deve guardare alle sue radici, uscire dalle aule e da un auto-riferimento sterile e antiquario, recuperando un'utilità vitale per l'agire umano.
Guardando alla società contemporanea, la nostra esperienza è anfibia: "Non viviamo né online né offline ma onlife, in uno spazio ibrido che è nello stesso tempo analogico e digitale. Se sto cucinando e scarico una ricetta mentre ascolto musica attraverso un vecchio I-pad, non ha senso domandarmi se quella esperienza è online o offline: porre una domanda simile significa essere ancora nel Novecento".
Con la pandemia la vita si è spostata marcatamente verso l'ambiente digitale declinandosi sempre più come 'onlifè, scollando la presenza dalla localizzazione: "Ad esempio, mentre il mio corpo è localizzato a casa, posso interagire in un altro spazio, come in questo momento", osserva Floridi. La possibilità di agire a distanza rappresenta un mutamento epocale: "Perfino gli dei dell'Iliade, per intervenire nelle vicende degli uomini, dovevano andare sotto le mura di Troia, in presenza".
Se il digitale opera un costante processo di "cut and paste", scollando e ricomponendo le forme dell'esperienza in nuove costellazioni, fisiche quanto di pensiero, "un altro scollamento prodotto dal digitale è quello tra territorialità e legge: molte cose che avvengono nel cyberspazio, ad esempio, difficilmente possono essere regolamentate dal singolo Stato".
In una società che presenta sfide sempre più complesse che investono l'ambiente, il lavoro, la giustizia, l'immigrazione, "quello che serve è il fattore C ossia la capacità di agire avvalendosi di coordinamento, collaborazione e cooperazione. Ma, paradossalmente, peggio stai, tanto più hai bisogno degli altri con i quali sei portato a collaborare mentre quanto più una società cresce, tanto più cala la collaborazione, fino ad arrivare a credere che possa essere sufficiente solo un po' di mero coordinamento".
In questo senso, il problema climatico, che presenta il massimo grado di complessità, richiede il massimo grado di collaborazione per essere affrontato: "Senza collaborazione, tutti gli sforzi sono inutili". Per governare una transizione che, per la rapidità con la quale si realizza, non ha precedenti nella storia umana, dal momento che neppure la rivoluzione agricola e industriale hanno prodotto mutamenti così veloci come quelli innescati dalla trasformazione digitale, "è necessario avere una visione e una buona governance. Parte della nostra crisi attuale, populismi compresi, deriva da un fallimento della governance delle nostre società dell'informazione".
Mentre la progettualità moderna si occupa quasi esclusivamente di facilitare le progettualità individuali, osserva il filosofo, perde di vista l'obiettivo di costruire un progetto sociale, umano: "Non basta perseguire una carriera che porti a essere benestanti perché si viva in una società benestante: quest'ultima è fatta di tantissimi poveri e pochissimi ricchi. Unendosi in un gruppo collaborativo è possibile avere ambizioni superiori rispetto a quelle che possiamo porci se restiamo separati in tanti atomi: dobbiamo recuperare il sapore forte del 'noi' che 'io', come parola, non può avere".
Il progetto umano deve prendersi cura del mondo, e per farlo "deve scollare il capitalismo dal consumismo: non possiamo pensare a un futuro in cui distruggeremo tre pianeti all'anno, perché non li abbiamo. Dobbiamo inventare un consumismo non capitalistico ma di cura. Abbiamo bisogno di agenti molto potenti che svolgano il loro ruolo come buoni cittadini: non basta occuparsi dei propri interessi facendo profitto: non è più così. Bisogna prendersi cura della felicità non solo individuale ma di intere popolazioni, di tutto il pianeta". Se il lavoro da fare è tanto, è anche entusiasmante: "Ai ragazzi e alle ragazze di oggi, possiamo dire che abbiamo davanti una delle più grandi sfide che l'umanità abbia mai visto: salvare il pianeta e la società umana. Questa sfida è un po' il nostro sbarco in Normandia: c'è un futuro per l'umanità da costruire in modo tale che quado qualcuno guarderà indietro potrà dire grazie a chi lo ha preceduto".
Il matrimonio tra il verde e il blu permette di realizzare "una progettualità sociale, comunitaria e non individualista che serve per coordinare in modo collaborativo gli sforzi per risolvere problemi ormai globali: oggi le tecnologie ci permettono di affrontare questioni complesse in maniera molto più costruttiva che nel passato". Guardando alle società del passato troviamo l'indicazione per una svolta per ridisegnare il futuro: "Quando ero piccolo, nel mio paese della Ciociaria non si buttava nulla perché non c'era nulla da buttare. Tranne che negli ultimi decenni, abbiamo da sempre vissuto in economie circolari ma povere".
Solo da poche manciate di decenni, "siamo passati a un'economia lineare, ricca, che con la tecnologia analogica ha fatto bene all'uomo distruggendo però l'ambiente. Oggi il digitale permette di fare molto di più con risorse sempre minori: basta pensare, ad esempio, passaggio dalla candela, alla lampadina elettrica e poi al led". Grazie al blu del digitale, "possiamo tornare alle economie circolari come nel passato ma ricche come le più recenti perché il led è molto migliore della lampadina, aumentando le nostre opportunità ma a consumi sempre più bassi. Investire sul verde del digitale significa investire sulla sostenibilità e costruire un progetto per l'umanità all'altezza della sua grandezza". Alla lectio magistralis del professor Floridi è seguita una tavola rotonda, moderata da Cesare Azzali, direttore dell'Unione Parmense degli Industriali, con la partecipazione del rettore Paolo Andrei, del Governatore del distretto Lions 108Tb Gianni Tessari, dell'assessore alla Cultura Michele Guerra, della presidente dell'Unione Parmense degli Industriali Annalisa Sassi, del direttore della Gazzetta di Parma Claudio Rinaldi, del presidente del Lions Club Parma Host Sergio Bandieri e del neuroscienziato Giacomo Rizzolatti.











