di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 5 ottobre 2020
Ascoltando il discorso del premier Conte ieri ad Assisi e ripensando a quelli fatti da leader politici italiani e internazionali dopo la pandemia, è impossibile non notare il cambio di terminologia. "Rimettere l'uomo al centro". "Coesione". "Solidarietà". "Relazioni". "Comunità". Ascoltando il discorso del premier Conte ieri ad Assisi e ripensando a quelli fatti da leader politici italiani e internazionali dopo la pandemia, è impossibile non notare il cambio di linguaggio. I termini rimandano molto a quelli che Antonio Genovesi aveva scelto nel Settecento per sostenere un modello economico completamente diverso, diventando così il padre dell'Economia Civile e di un mercato che si ispiri ai principi di fratellanza e di sviluppo condiviso. Mentre nostri economisti e intellettuali, da Stefano Zamagni a Enrico Giovannini ed Ermete Realacci per citarne alcuni, hanno continuato a lavorare e sviluppare il pensiero in questa direzione, i mondi dell'economia e della politica hanno per lo più proseguito su strade "tradizionali" noncuranti dei segnali d'allarme continuamente lanciati in tema di diseguaglianze e danni all'ambiente.
Ma l'emergenza Covid ha mutato quadro, prospettive e, appunto, linguaggio. i sostenitori della necessità di un cambio di paradigma hanno prodotto documenti condivisi: pensiamo al Manifesto di Assisi "per un'economia a misura d'uomo" già sottoscritto da 2 mila personalità o alla Carta di Firenze di recente consegnata al Presidente Mattarella dove in otto punti si articola un modello economico diverso "capace di coniugare profitto ed impatto sociale, dignità e qualità del lavoro, sostenibilità ambientale". Anche l'Europa di Next Generation sta chiedendo progetti e visioni più attente all'uomo e al pianeta. Quello che resta da capire è se documenti, discorsi, dichiarazioni d'intenti resteranno relegate nell'oasi di una splendida Utopia. O se, come auspicabile, troveranno applicazione pratica. Perché le parole contano: ma non bastano.










