recensione di Francesca Visentin
Corriere del Veneto, 25 aprile 2021
Stefano Cucchi segue il carabiniere che l'ha arrestato, dietro c'è n'è un altro. D'un tratto il carabiniere davanti si volta di scatto, molla un ceffone in pieno volto a Stefano e lo spintona con violenza. Mentre Stefano, stordito, vacilla, l'altro carabiniere lo colpisce con un possente calcio. Stefano finisce violentemente a terra. Il tonfo della testa sul pavimento è così forte che un terzo carabiniere sobbalza. "Basta, finitela! Così lo ammazzate!" grida, spingendo via gli altri. Ma prima che possa allontanare anche l'ultimo, questa sferra un calcio in faccia a Stefano.
Violenza, abusi, ingiustizia, depistaggi, hanno segnato il caso Stefano Cucchi e condannato a morte il giovane romano. Una storia ricostruita dallo scrittore veneziano Andrea Franzoso con Ilaria Cucchi, nel libro che esce il 4 maggio Stefano. Una lezione di giustizia (Fabbri Editori, copertina disegnata da Makkox). È il primo volume della nuova collana Fabbri L'educazione civica raccontata ai ragazzi per avvicinare i giovani ai grandi temi dell'educazione civica. Accanto alla storia, ricostruita nei dettagli, capitolo dopo capitolo ci sono pagine e schede che spiegano in modo chiaro concetti come diritti e libertà personale, potere coercitivo dello stato, polizia giudiziaria, arresto, procedimento penale e molto altro.
Andrea Franzoso, oggi scrittore, nel 2015 denunciò gli illeciti del presidente di Ferrovie Nord Milano, il suo gesto coraggioso gli costò il posto di lavoro, ma portò all'approvazione nel 2017 della legge a tutela dei whistleblower, chi denuncia malaffare e illeciti. Franzoso si occupa adesso di educazione civica e fa lezione nelle scuole attraverso i suoi libri.
Il 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi era a cena dai genitori, quindi uscì con la cagnolina Micky e un amico. Una sera come tante, che finì nel modo peggiore. Stefano fu arrestato e a casa non tornò più. Andrea Franzoso e Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, ripercorrono passo dopo passo il dramma che portò alla morte del ragazzo: la notte dell'arresto, la prigione, gli ultimi drammatici momenti, i depistaggi, la durissima battaglia giudiziaria. Ogni tappa apre a un approfondimento: sui diritti, sul sistema carcerario, sul ruolo delle forze dell'ordine, sui tribunali. I fatti che hanno coinvolto Stefano diventano nel libro una storia che riguarda tutti, lezione di giustizia e di educazione civica, perché tutti potremmo essere Stefano.
"Una storia vera che può capitare a ognuno di noi - evidenzia Andrea Franzoso - per questo è importante conoscere, capire il rapporto tra libertà e potere, riflettere sulla giustizia e sui diritti. È un libro rivolto agli adolescenti, ai ragazzi delle superiori, un esempio di quello che non dovrebbe succedere in uno stato di diritto". Franzoso è stato anche ufficiale dei carabinieri. "Proprio da ex carabiniere questa vicenda è una macchia per tutta l'Arma, mi ha fatto molto soffrire - dice. Ma soprattutto i depistaggi e l'insabbiamento suscitano indignazione, sono stati la cosa peggiore: una parte dello stato ha pensato di essere al di sopra delle leggi".
"Il 14 novembre 2019 è stata pronunciata la sentenza di primo grado che ha condannato i carabinieri Di Bernardo e D'Alessandro a dodici anni di carcere per omicidio preterintenzionale. I carabinieri Tedesco e Mandolini a due anni e sei mesi, e tre anni e otto mesi, per la falsificazione del verbale d'arresto - ricorda Ilaria Cucchi. Il reato di calunnia, invece, è caduto in prescrizione: è passato troppo tempo e benché sia stato dimostrato il tentativo dei due carabinieri di indirizzare i sospetti verso tre innocenti, di questo non devono più rispondere e non possono essere condannati. Così come nessuno risponderà delle false testimonianze rese in aula: la legge, infatti, tollera che una persona possa mentire per cercare di evitare il carcere". In questo caso giudiziario la verità è arrivata solo perché Ilaria Cucchi ha continuato ostinatamente a dare battaglia, contro ogni potere forte e nonostante i depistaggi. Ma se accadesse ancora?











