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di Giovanni Longo

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 23 aprile 2020

 

Le udienze da remoto non consentono di garantire i principi del giusto processo, del contraddittorio e della "pubblicità" su ciò che accade in aula. Per questo i penalisti baresi dicono stop alla "smaterializzazione" del processo penale, senza usare troppi giri di parole: analizzano le criticità della gestione dell'attività di udienza ai tempi del Covid-19; insistono sul rispetto alle regole da individuare in vista della "fase due" nei Palagiustizia a partire dall'il maggio; formulano proposte per garantire la tutela della salute senza rallentare la macchina Giustizia che di per sé, certo non sfreccia.

"La disciplina tratteggiata dalle norme del D.L. 18/2020 in corso di discussione alla Camera, nella parte in cui prevede la smaterializzazione dell'udienza penale, consentendo la partecipazione da remoto sia dei giudici che delle parti processuali, si rivela palesemente incostituzionale", tuona il presidente della Camera penale di Bari, avvocato Guglielmo Starace. "Il collegamento a distanza - spiega - non consente il divenire di una corretta dialettica".

Della disciplina, non convince neanche il funzionamento della camera di consiglio. "Nessuna garanzia di collegialità è riscontrabile nel fatto che i giudici partecipino ognuno da casa propria - aggiunge Starace - le piattaforme indicate per lo svolgimento dell'udienza da remoto sono fuori da ogni controllo di giurisdizione e non garantiscono la regolarità del trattamento dei dati sensibili".

A nulla rileva la circostanza che le misure riguardano una fase del tutto eccezionale. "Possono essere individuate alcune direttive per alleggerire il carico dell'attività giudiziaria nel tempo della pandemia, ma la straordinarietà della situazione non può giustificare l'oscuramento del rito accusatorio; le soluzioni non debbono implicare la contrazione dei diritti, ma possono innanzitutto riguardare i criteri per l'individuazione dei processi da trattare e le modalità di chiamata dei processi, che dovrà avvenire ad orari rigidi e predefiniti (prioritariamente potrebbero svolgersi i processi per i quali è chiusa l'attività istruttoria)".

E veniamo, alle proposte concrete. Anzitutto, bene la tecnologia, ma che venga impiegata per ridurre la presenza fisica degli avvocati in tribunale. "Una misura fondamentale è l'accesso telematico del difensore agli sportelli di segreteria e alle cancellerie per depositare istanze, liste testi, memorie e impugnazioni e con la possibilità di richiedere anche il ritiro delle copie degli atti processuali".

Del resto, bisogna fare i conti con strutture, come il tribunale di via Dioguardi caratterizzato da spazi angusti dove si rende necessario "imporre ingressi scaglionati e ad orari predefiniti, nonché tabelle di marcia assolutamente rigide" per evitare assembramenti negli spazi comuni durante l'attesa. Quanto alle udienze, secondo i penalisti baresi "si potrebbero trattare, oltre ai processi riguardanti persone detenute i processi riguardanti al massimo quattro imputati con l'istruttoria conclusa, per cui si deve procedere alla discussione e alla decisione; quelli riguardanti al massimo quattro imputati con rito abbreviato (richiesto anche per via telematica), per cui si deve procedere alla discussione e alla decisione; le udienze preliminari per processi riguardanti al massimo quattro imputati".

Un'attività che "dovrebbe ovviamente prevedere il rispetto di tutte le regole prudenziali possibili (obbligo di indossare strumenti di protezione, presenza di liquidi disinfettanti su ogni piano del Palazzo, sanificazione cadenzata degli ambienti) per i previsti cinquanta giorni sino al 30 giugno 2020". Ciò che non cambia, è lo spirito di collaborazione.

"Gli avvocati - conclude Starace - hanno dimostrato la loro piena e leale collaborazione nella gestione dell'emergenza fornendo le mascherine per i colloqui in carcere, partecipando alla creazione del Protocollo per la celebrazione (anche da remoto) delle udienze di convalida dell'arresto, degli interrogatori di garanzia, nonché mettendo a disposizione una linea telefonica per consentire le comunicazioni riservate tra difensore ed assistito detenuto. Vogliamo continuare a farlo, ma senza declinare rispetto ai principi costituzionali del giusto processo".