Corriere della Sera, 20 agosto 2020
Il film del regista polacco Jan Komasa, disponibile su Netflix, si ispira a un fatto vero e ci riguarda tutti da vicino. "The Hater" del polacco Jan Komasa è un film istruttivo e ci riguarda tutti da vicino perché osserva il fenomeno degli hater, gli odiatori di professione che sui social organizzano campagne di odio e diffamazione basate su fake news ottenendo così infami scopi. La bugia primo comandamento. Tomasz, arrivato dalla campagna a Varsavia, espulso dall'università perché ha copiato la tesi, vuol fare la bella vita e si dedica, azzerando il suo comune senso del pudore, alla creazione di non casuali menzogne.
Assunto da una società che, attraverso social e falsi profili comprati in India, denuncia influencer, politici e chiunque capiti a tiro, diventa il giovane rampante che lavora in piena falsità di coscienza alla campagna elettorale contro sovranismi e populismi del sindaco Pawel Rudnicki, creando scandali e insanguinando una serata di beneficenza insieme a uno youtuber in cerca di soldi e fama: i due comunicano attraverso un videogioco, confondendo non a caso realtà e finzione. Sarà massacro morale e materiale, dal quale il peggiore vien premiato: fosco ma non inverosimile presagio che non vale solo per la Polonia. Sui social e sui backup dei computer si trova terreno fertile per ogni sorta di reato, un infernale processo di follia tecnologica che ha del "metodo".
Non è affatto difficile coniugare questo bellissimo film, che entra nelle pieghe della Polonia di oggi a quello che succede altrove, denunciando ignoranti bugie che trovano eco pericolosa sui social. Premiato al Tribeca, si ispira a un fatto vero, l'omicidio del sindaco di Danzica nel 2019 ma segue, narrativamente e moralmente, gli insegnamenti di un grande cinema realista che qui si avventura nella piovra del mondo virtuale. Il protagonista Maciej Musialowski ha la crudeltà infantile del ragazzo incosciente del mondo.










