di Paola Balducci
Gazzetta del Mezzogiorno, 1 settembre 2019
In attesa di sapere se il governo giallorosso prenderà le mosse mi preme evidenziare tra le priorità troppo spesse predicate, ma in realtà poco attuate, quella della giustizia e della irragionevole durata dei processi.
Lo spunto lo ha dato il Presidente Conte quando, nel corso del discorso pronunciato in Aula, ha messo l'accento sulla realizzazione di un governo nel segno della novità, parlando di una nuova e ampia stagione riformatrice. Ha parlato di giustizia più equa ed efficiente. Pochi mesi fa l'Italia è stata bacchettata dalla Ue sui tempi lunghi per risolvere i casi di contenzioso civile, amministrativo e commerciale.
Siamo quasi il fanalino di coda con una media di definizione delle controversie civili di primo grado intorno ai cinquecento giorni che precipitano rovinosamente nei gradi successivi. Ma affinché il nostro Paese non continui ad occupare il fanalino di coda sui tempi dei processi con le inevitabili conseguenze, sull'affidamento-sfiducia dei cittadini, non si può prescindere da alcuni punti fermi.
È fondamentale l'impiego di risorse economiche e umane, senza le quali non è assolutamente praticabile alcuna riforma, come è parimenti fondamentale lo sfruttamento razionale delle stesse. Questo è uno snodo cruciale; spesso accade che in determinate realtà si disponga di risorse eccessive rispetto ai bisogni e in altre realtà, che hanno uffici giudiziari dotati di modelli organizzativi efficienti, si riesca a distribuire in modo efficiente il lavoro e soddisfare la domanda di giustizia in tempi rapidi.
Il corollario diventa la formazione e la preparazione dei giudici e del personale amministrativo per essere pronti alle sfide vecchie e nuove. Un altro punto che si deve con forza sottolineare è la patologica, inesauribile, spesso scoordinata produzione normativa, dettata talvolta dalle sirene del momento, che produce incertezze da parte di tutti gli utenti, compreso coloro che quelle norme devono applicare.
La mancanza di chiarezza e di sistematicità porta al non rispetto delle stesse e alla sfiducia da parte del cittadino che ha bisogno di regole chiare e comprensibili. I problemi purtroppo si acuiscono in molte regioni del sud Italia: la inefficienza del sistema giustizia produce non solo insicurezza ma anche sfiducia da parte del cittadino che il più delle volte rinuncia a far valere i propri diritti davanti alla autorità giudiziaria, quando non si affida ad una giustizia "domestica", rivolgendosi magari, alle sirene della criminalità organizzata, che prospera nel mondo della usura o delle estorsioni.
Un'attenzione particolare, in sede di riforme organiche deve essere rivolta anche all'utilizzo di sistemi di proporzione tra il numero dei pubblici ministeri e quello dei giudici. Si devono individuare dei criteri che consentano di non penalizzare troppo il numero dei magistrati che compongono i tribunali. Il rischio concreto è che si celebrino solo i grandi processi di criminalità organizzata (perché tra l'altro, hanno la spada di Damocle delle decorrenze dei termini di custodia cautelare) e si trascurino i procedimenti civili e penali ordinari.
Anche in questo caso la coperta troppo corta diventa una facile opportunità per alimentare sistemi di giustizia alternativa e alimentare magari sistemi di corruttele. Da ultimo, ma non per ultimo: l'edilizia giudiziaria. Non si può amministrare la giustizia senza una casa dove la giustizia viene amministrata. Il luogo diventa un simbolo di rassicurazione peri cittadini-utenti.
Il Premier Conte nel suo discorso introduttivo ha fatto esplicito riferimento al Mezzogiorno rigoglioso e orgoglioso delle sue ricchezze umane. Il momento del coraggio passa anche attraverso il rimuovere le disuguaglianze in modo concreto ed effettivo. Il momento del coraggio passa attraverso queste riforme per dare finalmente fiducia e credibilità al nostro Paese.










