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di Gianluca De Feo

tg24.sky.it, 31 maggio 2026

Secondo l’ultimo aggiornamento di Eurostat, nel 2024 i Paesi Ue contavano nel complesso 508.746 detenuti, un dato in aumento del 2% rispetto al 2023 e addirittura del 10% rispetto al 2020, anno in cui si era toccato un picco minimo ventennale di 463.376 detenuti. Negli ultimi anni la popolazione carceraria dell’Unione europea è tornata a crescere, registrando un’inversione di tendenza rispetto al decennio scorso. Secondo l’ultimo aggiornamento di Eurostat, nel 2024 i Paesi Ue contavano nel complesso 508.746 detenuti, un dato in aumento del 2% rispetto al 2023 e addirittura del 10% rispetto al 2020, anno in cui si era toccato un picco minimo ventennale di 463.376 detenuti.

Nel decennio precedente alla pandemia, infatti, le carceri europee avevano registrato un progressivo calo della popolazione carceraria, dovuto a un mix di fattori. In primis, il calo della criminalità, ma anche un maggiore ricorso dei sistemi penali a pene più brevi e alternative al carcere, soprattutto nei Paesi dell’Europa occidentale. Ciò ha fatto sì che tra il 2012 e il 2020 la popolazione carceraria europea sia scesa da circa 552 mila prigionieri a poco più di 463 mila. Dopo il 2020, però, la tendenza si è invertita e il numero dei detenuti è tornato ad aumentare in modo costante. Questa crescita non riguarda solo il numero assoluto dei carcerati, ma anche il tasso di detenzione, cioè il numero di detenuti ogni 100 mila abitanti. Ciò significa che l’aumento assoluto dei carcerati non è direttamente attribuibile alla crescita demografica. Nel 2024 il tasso di detenzione si attestava a 113 detenuti ogni 100 mila abitanti, contro i 111 del 2023.

Dietro alla media europea, tuttavia, emergono differenze molto marcate tra i Paesi membri, che riflettono approcci diversi alla giustizia, alla sicurezza pubblica e alle politiche di detenzione. I livelli più elevati di detenzione si registrano nell’Europa orientale e centrale: l’Ungheria guida la classifica con 193 detenuti ogni 100 mila abitanti, seguita molto da vicino dalla Polonia con 191 e dalla Lettonia con 187. Si tratta di valori nettamente superiori alla media europea, indicativi di sistemi giudiziari più orientati all’incarcerazione e un uso frequente della pena detentiva. All’estremo opposto si collocano invece diversi Paesi nordici e dell’Europa occidentale: la Finlandia registra appena 57 detenuti ogni 100 mila abitanti, seguita dai Paesi Bassi con 67, mentre Danimarca e Germania si fermano entrambe a 70.

L’Italia, con 108 detenuti ogni 100 mila abitanti, si attesta di poco al di sotto della media europea. Un problema non solo italiano Una delle conseguenze di questo aumento delle incarcerazioni è il sovraffollamento delle carceri. Questo problema si verifica quando il numero dei detenuti supera quello per cui le strutture sono state progettate e ha conseguenze importanti sulle condizioni di vita dei prigionieri, sulla sicurezza interna alle carceri e sulla capacità di garantire standard adeguati di assistenza sanitaria, igiene e riabilitazione.

Nel 2024, ben 14 Paesi dell’Unione europea su 27 avevano carceri oltre la capacità prevista, un dato invariato rispetto al 2023. La situazione più critica è quella di Cipro, dove il tasso di occupazione delle carceri raggiunge il 227,6%; in pratica, le prigioni dell’isola ospitano più del doppio delle persone che dovrebbero essere in grado di contenere. Anche Slovenia, Francia, Italia e Croazia mostrano livelli molto elevati, con tassi rispettivamente del 134,2%, 129,3%, 122,5% e 122,4%. Al contrario, l’Estonia registra il dato più basso, pari al 49,9%, seguita dalla Lituania con 67% e dal Lussemburgo con 67,4%.