di Chiara Saraceno
La Stampa, 21 novembre 2025
Due ricerche sugli adolescenti, promosse rispettivamente da “Save the Children” (Atlante dell’Infanzia a rischio 2025: Senza Filtri) e dall’impresa sociale “Con i bambini” che gestisce il fondo di contrasto alla povertà educativa (Vivere da adolescenti in Italia), pur diverse per campione, metodi e temi affrontati, nel loro insieme offrono una lettura della situazione degli adolescenti che va oltre stereotipi e semplificazioni. E pongono diversi interrogativi agli adulti che, nei loro diversi ruoli e funzioni, con gli adolescenti interagiscono e hanno responsabilità per il contesto in cui gli adolescenti vivono.
Come i loro coetanei dieci-venti anni fa, gli adolescenti intervistati per “Con i bambini” oggi mettono la famiglia, l’amicizia, l’amore, star bene con se stessi, tra le cose più importanti nella vita. Carriera, successo, soldi, vengono dopo. Ma molto dopo vengono anche la scuola e l’istruzione, oltre che l’impegno sociale, un campanello d’allarme, specie per quanto riguarda la scuola, che meriterebbe qualche riflessione sulla stessa, prima che sugli adolescenti.
Il desiderio di stare bene con sé e nelle relazioni più prossime, inoltre, è accompagnato da un forte senso di insicurezza, se non disagio. Solo una minoranza, infatti, si sente per lo più soddisfatta della propria vita, mentre la maggioranza è preoccupata per il proprio futuro e un terzo lo vede con pessimismo. Anche nella ricerca di “Save the children” emerge un diffuso sentimento di malessere.
Meno della metà degli adolescenti dichiara di sentirsi bene psicologicamente, con un forte divario tra ragazze e ragazzi: sono le prime a sentirsi peggio, a patire di più il senso di inadeguatezza legato alle proprie e altrui aspettative, anche rispetto al proprio corpo. Non stare bene con se stesse/i produce anche comportamenti a rischio.
Il 9% si è isolato volontariamente, il 31% ha praticato “binge drinking” nell’ultimo mese, e il 12% nell’ultimo anno ha assunto psicofarmaci senza prescrizione. E c’è anche chi si affama e chi si taglia. Non sempre questo disagio trova riconoscimento e ascolto, o gli/le adolescenti trovano qualcuno di cui si fidano per parlarne. Il ricorso all’Intelligenza artificiale per cercare sostegno emotivo, e l’idea diffusa che sia meglio confrontarsi con un soggetto virtuale che non con una persona reale, sono segnali della difficoltà che molti adolescenti sperimentano a trovare nella loro vita quotidiana spazi e occasioni di ascolto non giudicanti. È un dato che emerge anche dalla indagine di “Con i bambini”, in cui non solo una maggioranza di intervistati non si sente capita dagli adulti, ma un quarto vorrebbe poter parlare con uno psicologo, mentre poco meno di un terzo già lo fa, o lo ha fatto.
Colpisce che sia il mondo reale che quello virtuale siano sperimentati come spazi rischiosi da molti adolescenti, che hanno subìto o temono di subìre qualche tipo di violenza in entrambi i contesti, come aveva già rilevato un’Indagine Istat sugli adolescenti due anni fa. Il 43% degli e delle adolescenti intervistati per “Con i bambini” teme di essere vittima di qualche forma di violenza quando è fuori casa. E, secondo la ricerca di “Save the Children”, il 47,1% dei 15-19enni è stato/a vittima di cyberbullismo, con un aumento di 16 punti percentuali rispetto al 2018. D’altra parte, la vita on line coinvolge tutte le dimensioni, incluse quella delle relazioni intime e sessualità: il 30% dei 15-19enni ha praticato ghosting; il 37% visita siti porno per adulti (54,5% ragazzi, 19,1% ragazze); l’8,2% usa app di incontri.
Eppure in Parlamento e fuori c’è chi pensa che a scuola non si debba parlare di emozioni, affettività, sessualità, salvo che con il permesso dei genitori, lasciando che gli e le adolescenti se la sbroglino da soli, e che basti vietare il cellulare a scuola per risolvere la questione della formazione ad un uso responsabile dello strumento.
In entrambe le ricerche emerge anche la domanda di spazi per la socialità e per le attività di tempo libero. Come pure le forti diseguaglianze sociali che attraversano gli e le adolescenti. Diseguaglianze di genere, che mostrano le ragazze più vulnerabili non solo al disagio psicologico, ma al rischio di violenza, inclusa quella on line. Diseguaglianze etniche e di cittadinanza, che vedono gli stranieri più vulnerabili a giudizi negativi e aggressioni fisiche e on line. Diseguaglianze socio-economiche, che spesso sono anche diseguaglianze nei contesti fisici di vita. Chi vive in periferia o in aree disagiate denuncia più spesso la mancanza di spazi sicuri e accessibili in cui incontrare amici. fare attività di tempo libero, praticare sport, di scuole adeguatamente attrezzate, spazi verdi, servizi sociali, persino pulizia delle strade e degli spazi pubblici.
Sono differenze che attraversano a volte la stessa città, separando mondi e opportunità di crescita, come emerge dalla ricerca di Con i bambini. Non stupisce che chi vive nei contesti più disagiati sia anche più pessimista verso il futuro. Invece di continuare a lamentarsi della scarsità demografica delle giovani generazioni, di criminalizzarne ogni comportamento di protesta, di stupirsi per le fiammate di violenza che vedono protagonisti giovanissimi, sarebbe il caso di prendersi cura dei contesti in cui vivono, creare occasioni di ascolto, eliminare le disuguaglianze socialmente costruite che comprimono le opportunità, la fiducia, le aspettative di troppi di loro.









