sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Beppe Severgnini

Corriere della Sera, 27 aprile 2025

In Italia il volume d’affari complessivo del gioco d’azzardo ha superato i 160 miliardi di euro all’anno: più di quanto spendiamo per il Servizio Sanitario Nazionale, più della spesa alimentare complessiva. Venerdì abbiamo giustamente festeggiato ottant’anni dalla Liberazione, con la maiuscola. Ma ci sono anche alcune liberazioni minori di cui dovremmo occuparci, ogni tanto. Ne cito una: le scommesse online. Una volta, per rovinarsi la vita, un giocatore doveva andare fino al casinò, o invitare gli amici per un poker senza limiti di rilancio. Oggi quel giocatore può fare tutto dal salotto di casa. Senza fretta, da solo, convinto di divertirsi un mondo.

Ha fatto bene “Internazionale” a dedicare una copertina alla ““febbre delle scommesse”; anche su “7-Corriere” l’avevamo fatto, anni fa. Nel 2017 il problema erano slot, gratta-e-vinci, lotterie. Oggi è tutto aperto, facile, esibito, festoso. Non si riesce a guardare una partita di calcio senza essere mitragliati dalla pubblicità di scommesse online. Vengono reclutati ex calciatori, attori popolari, ragazze sorridenti: figure rassicuranti, per rendere la trappola più accogliente.

In Italia, il volume d’affari complessivo del gioco d’azzardo ha superato i 160 miliardi di euro all’anno: più di quanto spendiamo per il Servizio Sanitario Nazionale, più della spesa alimentare complessiva. Nel resto dell’Unione Europea non va meglio: le iniziative giudiziarie per limitare l’impatto sociale delle scommesse si scontrano con una legge di Malta (Bill 55). E dove hanno sede molte società di betting? A Malta, ovviamente.

Come andrà a finire? Be’, il governo non farà nulla, se non qualche blanda campagna televisiva. Perché non può o perché non vuole? Le entrate dal gioco online, infatti, arrivano allo Stato; le conseguenze della ludopatia pesano sulle famiglie. Non parliamo solo di soldi buttati. L’emozione della scommessa è tossica perché insegna l’impazienza e ci rende incapaci di controllare gli impulsi. La politica, con queste cose, ci va a nozze.

Costrette a subire le martellanti campagne televisive delle scommesse online, molte famiglie con bambini e ragazzi decideranno di limitare i consumi sportivi. Dovesse accadere - e accadrà - i canali televisivi proporranno abbonamenti senza annunci pubblicitari, a prezzo maggiorato (già accade su alcune piattaforme d’intrattenimento). A quel punto si capirà chi comanda. Risposta: i soldi, come al solito.