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di Giulia Poetto

La Stampa, 20 ottobre 2025

Fondazione Industriali e le visite nelle case di reclusione. Sottoscritto un protocollo dalla natura “rivoluzionaria”. Portare il lavoro in carcere, e i detenuti fuori dal carcere per lavorare, è forse la sfida più difficile, e al tempo stesso più stimolante, della Fondazione Industriali. Il grado di complessità la Fondazione l’ha percepito nei mesi scorsi, in cui si è prodigata affinché il protocollo d’intesa sottoscritto il 25 febbraio nella casa circondariale di Cuneo diventasse operativo. Quel giorno Mario Antonio Galati, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, aveva sottolineato la natura rivoluzionaria del protocollo: “Noi finora abbiamo offerto delle opportunità lavorative importanti nei nostri istituti, ma il protocollo porterà con sé un’abitudine nuova, quella a rendere la propria giornata attiva in funzione di calcoli imprenditoriali, non assistenziali”.

Galati aveva anche rimarcato come, oltre al carattere del dare e avere di ogni rapporto di lavoro, il lavoro in carcere abbia un valore aggiunto, quel ritorno sociale dato dall’imprenditore che investe, e del detenuto che investe su se stesso. Se il ritorno non è soltanto economico, ma anche sociale, il modus operandi è al 100% imprenditoriale, concreto, cinico, orientato al risultato e basato sui numeri.

Proprio due numeri, il tasso di recidiva del 70% della popolazione carceraria e quello del 2%, se si guarda solo ai circa 20 mila detenuti che lavorano, esplicitano quanto sia attuale la mission della Fondazione Industriali, che risponde a quella tensione alla rieducazione del condannato descritta nell’articolo 27 della Costituzione.

In questa fase iniziale il focus è stato ed è sul portare il lavoro in carcere, più avanti ci si concentrerà sul far uscire i detenuti dal carcere per lavorare. Il 25 febbraio, dopo la firma del protocollo, gli imprenditori presenti hanno visitato la casa circondariale di Cuneo, toccandone con mano l’esiguità degli spazi che, unita al tipo di popolazione carceraria, la rende la struttura della Granda in cui è più complicato proporre progetti lavorativi di lungo periodo.

Nei mesi successivi, non con i tempi dell’imprenditore, ma con quelli del sistema carcerario, si sono susseguite le visite alle strutture di Alba, Saluzzo e Fossano, che hanno permesso di realizzare studi di fattibilità per ciascun carcere, alle quali hanno partecipato imprenditori soci fondatori della Fondazione e non. Proprio uno di questi ultimi, il designer Alberto Olivero, fondatore della “Olivero srl” a Sommariva Bosco, attiva nel settore della pelletteria di lusso, dopo il sopralluogo alla casa di reclusione “Rodolfo Morandi” di Saluzzo, nel quale è stato impressionato dalla qualità dei manufatti prodotti dai detenuti nel laboratorio di sartoria sotto la supervisione dell’associazione Liberi Dentro, ha deciso di portarvi parte della produzione, partendo dai semilavorati - piccole cuciture, rifiniture - e dal premontaggio di minuterie. E di mettersi in gioco anche come docente, ruolo che ricopre allo Ied di Torino: “Credo molto in questo progetto, perché è in linea con il mio business model “3P”, People-Profit-Planet, e se in futuro ci fosse l’opportunità di offrire un impiego a qualche detenuto nella mia azienda, ci penserei seriamente. Il mio è un lavoro con e attraverso le persone, e ritengo giusto dare una seconda chance a chi ha commesso un errore”.

Ad Alba, invece, presso la casa di reclusione “Giuseppe Montalto”, ancora alle prese con una lunga serie di cantieri, grazie alla collaborazione con l’istituto superiore Umberto I di Alba il noccioleto oggi abbandonato a se stesso verrà rivitalizzato e reso nuovamente produttivo. A questa prima fase rivolta agli studenti seguirà quella industriale, della lavorazione e della trasformazione del prodotto, nella quale dovrebbe inserirsi l’azienda Sebaste di Gallo d’Alba.

Nella struttura albese e in quelle di Saluzzo e Fossano è operativa la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri onlus, ente capofila dei progetti regionali legati alla formazione in carcere. “Con loro stiamo attivando un tavolo tecnico in cui condividere le esigenze di formazione delle nostre aziende per far sì che la loro offerta didattica sia sempre più efficace - spiegano da Fondazione Industriali -. Un esempio? I professionisti in grado di lavorare sui quadri elettrici sono molto richiesti, e questo è un tipo di lavorazione che si può gestire bene in carcere, quindi è opportuno creare profili in questo ambito”.

Oltre all’impegno nel portare il lavoro in carcere e i detenuti a lavorare in azienda, nel suo primo anno di vita la Fondazione Industriali è stata tra i soci fondatori dell’Associazione Articolo 27 insieme a Panaté Società Benefit, LaGemma Venture e La Strada Cooperativa Sociale. La nuova associazione, della quale Giuliana Cirio, presidente di Fondazione Industriali, è presidente onoraria, ha tra i suoi obiettivi rendere il festival Articolo 27 Expo, la cui terza edizione si è tenuta a Cuneo dall’11 al 14 settembre, un evento scalabile e dal respiro sempre più nazionale.