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di Luigi Ferrarella


Corriere della Sera, 12 agosto 2019

 

La polemica tra il Viminale e l'Autorità che tutela i diritti "delle persone detenute o private della libertà personale". Il "Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale" - presente in 23 Paesi europei e richiesto agli Stati aderenti al protocollo Onu "Opcat" - è un'autorità indipendente di garanzia i cui tre componenti sono nominati con decreto del presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei ministri e sentite le commissioni parlamentari.

Poiché il preventivo divieto d'ingresso nelle acque nazionali notificato dall'Italia alla nave Open Arms (con a bordo da 11 giorni 160 migranti soccorsi) dimostra "esercizio della sovranità e implica che ai migranti debbano essere riconosciute tutte le garanzie spettanti a coloro sui quali l'Italia esercita la propria giurisdizione", il Garante chiede informazioni alla Guardia Costiera.

Ma prima "fonti del Viminale", e poi i sottosegretari leghisti Molteni, Candiani (Interno) e Morrone (Giustizia), lo tacciano di "andare oltre le proprie competenze", aggiungendo sprezzanti: "Deve giustificare la propria esistenza e il proprio stipendio statale? Chiederemo sia pubblicato con la rilevanza che merita".

Ora, a parte che Salvini e i suoi ce la potrebbero anche fare a consultare (se non la legge istitutiva del 2013) il sito garantenpl.it, così da apprendere che le indennità forfettarie (non uno stipendio) sono parametrate a quelle dei parlamentari nel 40% per il presidente (3.200 euro netti al mese) e nel 30% per i due membri (2.500), la meschinità di forma non deve distogliere dalla gravità di sostanza: esempio di potere esecutivo che cerca di silenziare una autorità indipendente, istituita per legge proprio per essere indipendente dal governo.