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di Dacia Maraini

Corriere della Sera, 9 luglio 2024

Incontro facce allarmate, preoccupate, aggrondate. Cosa sta succedendo in tutto il mondo che al posto della voglia di conoscere sta imperversando il rifiuto dell’altro? Al posto dell’empatia stanno diffondendosi l’antipatia e l’odio? Un dubbio viene, soprattutto considerando che questi cambiamenti stanno coinvolgendo il mondo intero: è possibile che la storia mondiale, oltre che muoversi per spinte e interessi economici, possa essere presa da improvvisi innamoramenti tossici, o da imprevedibili spinte all’autodistruzione? Cose che consideriamo normali nella vita di un individuo: un ragazzo gentile e studioso uccide un amico, o una buona madre di famiglia affoga il suo neonato, ecc. I comportamenti privati li consideriamo prevedibili e li spieghiamo con la follia: è impazzito, è stata la droga, la depressione, un amore infelice, ecc. Ma non sappiamo il perché di impulsi autolesivi che si presentano in varie parti del mondo nello stesso periodo e con le stesse caratteristiche.

William Reich, l’originale psicologo fuggito ai tempi di Hitler in America, diceva che quando un popolo prende paura, si trasforma psicologicamente in branco e cerca disperatamente un capobranco. Non importa che questo capo sia un furfante, crudele, egocentrico e perfino assassino, purché dia l’impressione di sapere spaventare il nemico. Un muso feroce che sappia saltare addosso ad altri predoni veri o immaginari. Certamente in questo periodo ci sono molte paure che inquietano popoli interi, come pandemie dello spirito che si propagano velocemente. Ma di quali paure parliamo? La prima riguarda il movimento dei popoli che nessuno riesce a fermare e che spaventa perché mette in discussione le certezze identitarie di un popolo. Poi la crisi economica che tocca le ansietà sociali. Infine i cambiamenti climatici con alluvioni, valanghe, siccità, ecc...

Da queste paure che toccano il branco nascerebbe la richiesta di un capo capace di avventarsi contro il nemico. Di solito però questi capibranco finiscono male perché a un certo momento rivelano la povertà e la debolezza di un grugno feroce che prometteva di difendere il suo popolo e invece ha finito per gettarlo in bocca ai lupi. Come reagire? Direi prima di tutto riconoscendo i problemi, discutendone democraticamente, e trovando come affrontarli con strategie razionali e condivise. Ma lo sapremo fare?