di Marcello Maria Pesarini
Ristretti Orizzonti, 20 giugno 2026
Avevo letto l’articolo “Quando la giustizia esclude e uccide” di Claudio Novaro su la Bottega del Barbieri, Aliprandi lo riprende da Volere la luna. Bene, ci proviamo ancora. Devo dire subito che l’esistenza di questi luoghi, come Ristretti e altri, che ospitano opinioni, lettere, appelli, sta a significare che non sono stati ancora cancellata la solidarietà, l’informazione. Mi sentii molto solo (forse non lo ero ma mi ci sentivo) quando stavo seguendo vicende legate a un suicidio e alle condizioni di salute dietro le sbarre, e non riuscii a trasmettere ciò che provavo e sapevo, perché c’era come un cordone sanitario di associazioni, avvocati, partiti e sindacati che non oltrepassavano il limite stabilito dai propri compiti, e magari ognuno avrà pensato che ci fosse qualcun altro che mi aiutava.
La sensazione era schiacciante sia nei confronti della famiglia del defunto che per le vicende che avrei voluto raccontare in una città di provincia. Di conseguenza leggere le considerazioni di Aliprandi e di Novaro non fanno che rafforzare la convinzione che non sia sufficiente, per chi si sente defraudato in maniera odiosa e idiota di diritti come l’abitazione nella città che preferisce, sapere che la punizione sia a termine, né che sostenere un’accusa di terrorismo ingiusta sia sufficiente giovare degli amici e dei compagni.
Dal 2010 al 2023, anno in cui è morto, ho lottato con Giulio Petrilli, condannato ingiustamente a 5 anni e 8 mesi di carcere sotto l’accusa di avere appartenuto a Prima Linea, il tutto a 20 anni, per ottenere il risarcimento dell’ingiusta detenzione dopo l’assoluzione ottenuta anni dopo. Giulio morì nel 2023 per problemi di cuore già rilevati in carcere, le nostre lotte che avevano coinvolto il meglio del garantismo italiano di quei tempi si fermarono di fronte all’impedimento di alcuni articoli del codice penale relativi alle frequentazioni che lui manteneva a sinistra.
No, la giustizia ha un peso che deve amministrare con intelligenza e tatto, anche di fronte a leggi sempre più inutili per reprimere lotte e opinioni diverse. E anche la popolazione, al di là dei bei proclami, dovrebbe sapere cosa vuole dire vivere anche solo una settimana privati dei propri diritti, come lo sanno i parenti a amici dei detenuti.










