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di Dacia Maraini

Corriere della Sera, 8 luglio 2025

Nel carcere di Sulmona per esempio da anni i carcerati leggono i libri in palio del Premio Croce, li discutono collegialmente e per chi è costretto all’inattività risulta un sollievo che aiuta a sopravvivere in situazioni di gravissimo disagio. Molti si chiedono perché in Italia spuntino ogni anno tanti premi, come funghi in un terreno fertile. Io credo che la risposta stia nel fatto che gli italiani leggono poco, sempre meno e i premi hanno il compito di invogliare alla lettura. In effetti, il momento aggregativo, la conoscenza dell’autore, la spiegazione del libro, spesso invogliano il lettore distratto. Quindi evviva i premi!

Il premio Croce della cui giuria faccio parte e che si svolge nella piccola città di Pescasseroli dove è nato Benedetto Croce, è particolarmente attento ai grandi temi che entrano nelle vite di tutti i giorni. Gli organizzatori, tra le quali le professoresse che curano i gruppi di lettura, stanno facendo di tutto per coinvolgere gli studenti e i detenuti come lettori giudicanti. Ogni anno le scuole interessate aumentano di numero. A oggi sono già 40. E i gruppi di lettura fra carcerati e altre organizzazioni letterarie arrivano a 60.

Ma a proposito di carcerati debbo dire che la situazione che veniamo a conoscere è gravissima, fatta di condizioni insostenibili: l’inattività forzata, la concentrazione degli spazi, la mancanza di aria e di attività necessarie al corpo per sentirsi vivo portano molti alla malattia. Alcuni proprio non reggono e si suicidano come ci raccontano le cronache.

Con commozione devo dire che a volte i libri sembrano aiutare queste povere persone ma soprattutto aiuta il fatto di essere ascoltati, di essere presi sul serio, di essere considerati come corpi pensanti, capaci di emozioni anziché solo colpevoli da punire.

Nel carcere di Sulmona per esempio da anni i carcerati leggono i libri in palio del premio Croce, li discutono collegialmente e per chi è costretto all’inattività risulta un sollievo che aiuta a sopravvivere in situazioni di gravissimo disagio. Così sta succedendo nelle carceri di Castrogno di Teramo e San Donato di Pescara. E sono proprio le organizzazioni che lavorano nelle prigioni a chiedere di partecipare al premio. Prova che la cultura ha una funzione sempre vitalizzante. La lettura fa circolare un pensiero che tende ad arrotolarsi su se stesso e morire asfissiato. I racconti, le trame, i personaggi da seguire creano confronti e rapporti sul piano delle idee e delle emozioni e non solo dei bisogni fisici.