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di Edmondo Bruti Liberati

La Stampa, 10 agosto 2024

È in Gazzetta ufficiale il decreto Carceri del ministro Nordio, il quale, per l’occasione, ha dismesso l’abito “liberale/garantista” (quello delle parole) per indossare l’abito “repressivo/securitario” (quello dei fatti concreti). Pochi gli interventi apprezzabili, per lo più di non immediata attuazione. Per il resto, una spessa cortina fumogena, con cospicui residui nocivi. L’emergenza carcere è segnata dal bollettino dei suicidi non meno che dal sovraffollamento. Dati incontrovertibili del ministero della Giustizia: al 31 luglio 61.133 presenze a fronte della capienza ufficiale di 51.207, quasi 10.000 in più. Il numero dei suicidi ci rimanda a drammi personali che è cinico ignorare. Il sovraffollamento, che ha raggiunto un livello intollerabile anche a fronte dei principi dettati della Corte europea dei diritti dell’uomo, determina una tensione di difficile gestione anche per la polizia penitenziaria.

Le pene, ammonisce la Costituzione, “non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità” (art. 27). Quale messaggio viene lanciato a coloro per i quali la detenzione dovrebbe essere gestita in vista del reinserimento nella società, se le istituzioni per prime non adempiono al loro compito di garantire decenti condizioni di vita nel carcere? La crisi viene da lontano, ma sta alla politica cessare di invocare sempre più carcere: piuttosto e subito adottare misure atte ad attenuare almeno l’emergenza. Ovunque nel mondo sono previste misure di riduzione di pena per buona condotta. È depositata una proposta di legge che amplia le riduzioni di pena consentite, per ogni semestre di pena scontata, dal nostro istituto della “liberazione anticipata”. Non è automatismo, non basta la sola buona condotta (mancanza di sanzioni disciplinari), ma si richiede la “partecipazione all’opera di rieducazione”. Si è detto “liberazione anticipata speciale” uguale “una resa dello Stato”.

Resa dello Stato è l’attuale situazione delle nostre carceri. È stato opposto un muro contro questa proposta che avrebbe consentito subito una attenuazione della tensione. La demagogia securitaria almeno si misuri con la razionalità. In nessun Paese e in nessun tempo più carcere ha portato più sicurezza. Gli Stati Uniti, che oltre alla barbarie della pena di morte, presentano un tasso di carcerazione dieci volte (non due o tre volte) superiore alla media europea, hanno anche un tasso elevatissimo di criminalità grave, a cominciare dagli omicidi.

Ci poniamo la giusta preoccupazione, nella gestione della pena detentiva, di limitare le recidive. Pensiamo davvero che “abbuonare” due o tre mesi di carcere a chi è prossimo al fine pena aumenti le probabilità di recidiva? Meglio lasciarlo “marcire in carcere” qualche mese ulteriore in situazioni di intollerabile sovraffollamento? La cortina fumogena attuata per non affrontare la questione lascia pesanti residui nocivi. Gli interventi “cosmetici” sul conteggio anticipato delle riduzioni di pena non solo sono inutili, perché l’istituto della liberazione anticipata è ben noto a chi si trova in carcere, ma costituiscono un pesante aggravio sull’ufficio del pubblico ministero che emette l’ordine di carcerazione, con ulteriori aggravi a cascata sulla magistratura di sorveglianza. Chi scrive conosce bene queste procedure per aver svolto, a suo tempo, le funzioni di magistrato di sorveglianza e poi di pubblico ministero nell’ufficio dell’esecuzione penale. Nel corso delle audizioni in Parlamento diversi presidenti dei Tribunali di sorveglianza, con puntuali osservazioni tecniche, hanno evidenziato queste assurdità che producono ulteriori lentezze: nemmeno prese in considerazione.

Il decreto Carceri è il manifesto della più ottusa ideologia che si dice securitaria, ma che sull’altare della demagogia produce norme irrazionali e controproducenti. Non si tratta di essere “buonisti” o lassisti. Condizioni carcerarie incivili aumentano le pulsioni antisociali e sono controproducenti anche da punto di vista della prevenzione della recidiva e dunque della “sicurezza” razionalmente intesa.