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di Marcello Sorgi

La Stampa, 1 giugno 2025

Non è importante verificare se, come dicono gli organizzatori, i manifestanti di ieri contro il decreto “Sicurezza”, approvato alla Camera tra molte contestazioni e da martedì in Senato, erano davvero 150 mila o la metà. Ciò che invece è necessario sapere è che per ognuno di quelli che marciavano ieri ce n’erano due o tre che silenziosamente nelle loro case approvano le nuove norme, che introducono 14 nuove figure di reato e complessivamente 417 anni in più di galera, un incremento mai visto tutto insieme al sovraffollamento delle carceri per cui tra qualche settimana, alla prima ondata di caldo si invocheranno soluzioni impossibili da realizzare con queste leggi.

Dal reato di “rave” con cui il governo esordì nel 2022 a oggi, la strada del “populismo penale”, cioè della moltiplicazione e dell’inasprimento di punizioni per comportamenti che prima erano perseguiti solo con multe o sanzioni amministrative è lastricata di una serie di iniziative il cui fondamento giuridico è dubbio (come ha segnalato in qualche caso il Quirinale) e manifesta la contraddizione con le linee programmatiche di un esecutivo che alla nascita si proponeva la depenalizzazione per un complessivo alleggerimento della macchina giudiziaria e del numero delle detenzioni. Aveva detto il ministro della Giustizia Nordio: “La velocizzazione della giustizia passa attraverso una forte depenalizzazione, quindi attraverso una riduzione dei reati”. I quali, invece, sono drasticamente aumentati con 62 nuove figure dall’inizio della legislatura.

Si va in carcere (si può), oltre che per un “rave”, per occupazione di suolo stradale, per aiuto all’immigrazione clandestina (fino a 30 anni), per aggressione a medici e infermieri nei pronto soccorsi, per aver favorito la maternità surrogata (reato universale), e dopo l’omicidio “stradale” (fattispecie in cui le pene sono aumentate, visto che l’omicidio era già sufficientemente dettagliato nel codice penale) anche per quello “nautico”. Sono solo alcuni esempi, ricavati dalle cronache di tutti i giorni, a cui il governo risponde in modo frettoloso, a volte, pur di venire incontro a un’opinione pubblica impressionata. E offrendo nuovi compiti e nuovi strumenti a magistrati che per altri versi vorrebbe, se non proprio disarmati, meno interventisti.