di Iuri Maria Prado
Libero, 1 ottobre 2020
Lunedì scorso, qui intervistato da Pietro Senaldi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dice che "bisogna smetterla con questa storia dei politici sotto schiaffo", perché "se uno non ha nulla da temere, non ha ragione di preoccuparsi".
Il giorno dopo, Nicola Cosentino - un politico che non avrebbe avuto nulla da temere, se non la giustizia che l'ha ingiustamente perseguitato - è assolto dalle accuse di maneggi mafiosi che l'hanno costretto in detenzione per quattro anni.
Mentre quell'uomo poi riconosciuto innocente stava in galera, magistrati con dimora abituale negli studi televisivi spiegavano che i politici a piede libero sono perlopiù colpevoli non ancora acciuffati; spiegavano che bisogna multare gli avvocati perché impediscono alla giustizia di funzionare permettendo così ai clienti di farla franca; spiegavano che bisogna finirla con gli appelli perché il primo grado basta e avanza; spiegavano che non c'è niente di male se un cittadino sta sotto processo per quindici anni e anzi è giusto inchiodarlo sulla panca degli imputati per trenta, per quaranta, per cinquant'anni: e ovviamente non bastava, perché nel ciclo di quelle requisitorie in favore di telecamera l'opinionismo togato si dava il cambio col ministro dell'onestà giudiziaria il quale, in affanno competitivo per la primazia forcaiola, dichiarava che non ci sono innocenti che finiscono in carcere.
L'autocrate che illustra i meriti del proprio regime e rivendica il giro di vite per proteggerlo dai dissidenti è meno tronfio, meno sfrontato, meno indecente di quell'apostolato giudiziario che reclama pene inasprite e galera per tutti e degrada a fisiologica inevitabilità la distruzione della vita dei tanti innocenti affidati alle buone cure dell'ingiustizia italiana. E per un caso di cui si sa qualcosa - perché, come questo Cosentino, si tratta di persona che aveva incarichi pubblici - di tantissimi altri non si sa proprio nulla perché in televisione non ci va l'innocente massacrato ma il responsabile del massacro, cioè il magistrato: e non per risponderne e chiedere scusa, ma per tenere comizio sulla magistratura eroica impegnata a far pulizia nella società corrotta.
L'esistenza di troppe persone è violentata dal capriccio, dall'arbitrio, quando va bene dall'errore giudiziario. Una giustizia così c'è da temerla eccome, e che uno può stare tranquillo se non ha fatto nulla di male è una specie di vergognoso sfottò.










