sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Valentina Santarpia

Corriere della Sera, 23 agosto 2024

I dati del ministero: oltre 890 mila studenti senza cittadinanza italiana. L’elaborazione di Tuttoscuola: nel primo anno di applicazione della legge, 310 mila “nuovi italiani” dopo aver completato il primo ciclo di istruzione. Sono 869.336 gli studenti con cittadinanza non italiana che hanno frequentato le scuole statali quest’anno: lo dice l’ultimo report del ministero dell’Istruzione, in base ai dati pubblicati a settembre scorso in vista dell’anno scolastico 2023/24. In gran parte erano nella scuola primaria (oltre 331 mila), ma è stata consistente anche la fetta di alunni nella secondaria di II grado (228.124) e di studenti delle scuole medie (più di 195 mila). Minore la presenza nelle scuole dell’infanzia, poco più di 114 mila bambini. La percentuale più alta di studenti non italiani era in Lombardia, regione da record con 219.275 ragazzi e ragazze senza cittadinanza, seguita da Emilia-Romagna (109.106) e Veneto (92.471). Ai dati dell’ultimo report vanno aggiunti gli studenti (1.336) della Valle d’Aosta e i 19.893 del Trentino-Alto Adige (dati dell’anno precedente), per un totale di 890.565 studenti senza cittadinanza italiana.

Ma quanti di questi studenti potrebbero, con le norme attualmente in discussione, diventare cittadini italiani? Secondo un’elaborazione di Tuttoscuola, i potenziali beneficiari dello Ius Scholae sarebbero circa 560 mila, di cui oltre 300 mila nel primo anno di applicazione e i restanti nei successivi quattro anni. Sei alunni stranieri su 10 che attualmente studiano nelle aule scolastiche otterrebbero la cittadinanza italiana. Corrispondono a circa il 7% della popolazione scolastica complessiva e all’1,2% degli aventi diritto di voto. L’effetto sarebbe molto diverso sul territorio: 5 potenziali nuovi concittadini italiani su 6 vivono al centro e, soprattutto, al nord. Meno del 15% nel Meridione.

La stima di Tuttoscuola è basata sull’ipotesi che lo Ius scholae venga riconosciuto a chi ha frequentato l’intero primo ciclo del sistema di istruzione italiano, fino alla terza media. Gli studenti che potrebbero avvalersi dello Ius scholae per il primo anno sarebbero quindi quelli iscritti in terza media delle statali e delle paritarie, più quelli iscritti alle superiori (che avrebbero alle spalle già il primo ciclo e beneficerebbero “a ritroso” della nuova norma), e infine gli iscritti ai percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) gestiti dalle Regioni. Vediamo quanti sono. In base ai dati dell’anno scolastico 2022-23, Tuttoscuola stima che, su circa 550mila alunni iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di I grado, gli alunni stranieri erano quasi 55mila: loro avrebbero i requisiti per beneficiare dello Ius scholae. Ma nel primo anno di entrata in vigore anche gli studenti stranieri della secondaria di II grado potrebbero vantare il possesso del requisito di frequenza dei due cicli scolastici. Si tratta di 217.614 studenti di istituti statali e 4.533 di istituti paritari, per un totale di 222.147 studenti stranieri che vanno ad aggiungersi ai 54.919 del terzo anno di scuola secondaria di I grado. Vanno infine considerati anche i circa 35 mila giovani stranieri che frequentano i corsi IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) gestiti dalle Regioni.

Quindi se il Parlamento approvasse una legge che prevede per gli alunni stranieri l’acquisizione della cittadinanza italiana dopo aver completato l’intero primo ciclo di istruzione, ne beneficerebbero nel primo anno di applicazione circa 310 mila ragazzi. Cosa succederebbe invece negli anni successivi? Considerando un quinquennio e stimando che dei 262 mila iscritti tra quarta primaria e seconda media una piccola parte (il 5%) non raggiunga la licenza di terza media, si arriva a 249 mila alunni. In totale nel quinquennio i “nuovi italiani” sarebbero circa 560 mila.