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di Youssef Hassan Holgado

Il Domani, 13 dicembre 2022

L’uomo che ha ucciso tre donne a Roma non aveva il porto d’armi, ma era in possesso di una Glock e 170 munizioni. In Italia manca un sistema per incrociare i dati sulla salute mentale.

La brutalità del triplice omicidio di Roma avvenuto durante una riunione di condominio pone interrogativi sulla facilità con la quale il killer sia riuscito ad avere un’arma da fuoco nonostante gli fosse stato negato il porto d’armi in passato. Secondo una prima ricostruzione, nella mattinata dell’11 dicembre l’assassino si è recato in un poligono di tiro a Roma, nel quartiere di Tor di Quinto, dove avrebbe preso - si pensa al furto o al noleggio senza restituzione - una pistola semiautomatica Glock. Il poligono è stato messo sotto sequestro. Ma quanto è complicato ottenere un’arma da fuoco in Italia?

Quante sono le armi - Non ci sono dati ufficiali del ministero dell’Interno sul numero delle armi in circolazione. Gli ultimi numeri a disposizione sono quelli della polizia, secondo la quale circa un italiano su 60, ovvero 1.222.537 persone, ha a disposizione una licenza regolare di porto d’armi. La maggior parte di queste sono state rilasciate per la caccia, seguono poi le motivazioni sportive. In Europa i dati sono diversi e tra i paesi con il maggior numero di armi c’è la Finlandia, per via della sua storica tradizione di caccia. Secondo il Flemish Peace Institute sono 25 milioni i cittadini che hanno in possesso almeno un’arma, per un totale di 80 milioni. Il rapporto è quasi di 16 armi ogni cento persone.

Se è complicato avere dati precisi sulle armi regolari in circolazione, diventa impossibile per le cosiddette ghost guns, quelle costruite in casa attraverso stampanti 3D, facili da reperire nel dark web, e che non sono registrate. Un fenomeno molto diffuso negli Stati Uniti che ha allarmato la Casa Bianca e ha spinto il presidente Joe Biden ad adottare misure di contrasto. La situazione preoccupa anche le istituzioni europee, dato che questo tipo di armi senza alcun componente metallico non può essere rilevato dai metal detector e rischia di essere utilizzato per attacchi terroristici o omicidi. L’attacco terroristico di Halle in Germania del 2019 è stato compiuto anche con armi da fuoco i cui componenti erano stati fabbricati in casa.

Come ottenere un’arma - In Italia vigono regole molto stringenti per ottenere il porto d’armi. Questo può essere rilasciato per tre diversi motivi: uso sportivo, difesa personale o per la caccia (riservato ad alcuni tipi di armi come i fucili). Dopo aver ottenuto l’idoneità psicofisica dalla Asl locale e un certificato che attesti la capacità nel maneggiare l’arma, l’autorizzazione finale per il porto d’armi viene rilasciata dalla questura. Secondo la normativa chi ha la licenzia può detenere fino a 3 armi comuni, 12 armi sportive e un numero illimitato di fucili da caccia (molti dei quali vengono acquistati dai collezionisti) ma per questo serve un’ulteriore autorizzazione da parte della questura. Per quanto riguarda i proiettili, possono essere detenute fino a 200 munizioni per le armi comuni, mille cartucce per fucili da caccia (fino a 1.500 con denuncia). Un numero abbastanza elevato: l’autore del triplice omicidio a Roma è stato trovato in possesso di 170 munizioni ma non è ancora chiaro dove le abbia prese o acquistate. Nel 2018 i carabinieri di Rieti gli avevano negato il porto d’armi. Bruno Frattasi, prefetto di Roma, ha spiegato che si è comunque “recato al poligono, dove era iscritto da diversi anni, e da lì si è allontanato con l’arma. Le indagini sono in corso e la magistratura appurerà le responsabilità e a chi sono ascrivibili”. I carabinieri stanno acquisendo la documentazione, i verbali di ingresso e uscita del poligono e analizzeranno le telecamere presenti all’interno della struttura. Campiti è accusato anche di porto abusivo di armi. Non è escluso che per lui possa scattare anche l’accusa di appropriazione indebita per aver portato via la pistola dal poligono.

L’integrità psicofisica - La licenza di portare armi può essere negata a chi ha ricevuto condanne per reati commessi con violenza, a chi ha condanne a pena restrittiva della libertà personale per violenza o resistenza all’autorità o per delitti contro la personalità dello stato o contro l’ordine pubblico. Infine l’autorizzazione può essere negata a chi sia stato già condannato per porto abusivo di armi o per reati come la diserzione in tempo di guerra. In questa procedura burocratica manca però un tassello importante, ovvero un sistema per incrociare le informazioni sullo stato di salute mentale e il possesso di armi. Una proposta di legge presentata alla Camera nel 2021 chiedeva di istituire un collegio medico presso ciascuna azienda sanitaria locale, composto da tre medici del Servizio sanitario nazionale di cui almeno uno specialista in neurologia e psichiatria. Secondo la proposta, “qualora nell’accertamento si riscontrino segni (anche ad uno stadio iniziale) di disturbi psico-comportamentali, è fatto divieto di rilasciare il certificato ed è data immediata comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza competente che, a seconda dei casi, rifiuta il rilascio o il rinnovo della licenza di porto d’armi, o ne dispone la revoca”.