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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 12 febbraio 2025

Da 23 anni tutti i ministri della Giustizia sono inadempienti rispetto all’adottare il decreto dirigenziale per l’adeguamento periodico degli onorari di “periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori”. Tutti a concionare di diritto di difesa, equo processo e garanzie fondamentali, di solito però quando servono a giustificare qualche nuova proposta di legge che favorisca determinate categorie di indagati nella politica, alta burocrazia e grande imprenditoria. In compenso da 23 anni tutti i ministri della Giustizia sono inadempienti rispetto all’adottare il decreto dirigenziale (pur previsto da una legge del 2002 di concerto con il ministero dell’Economia) per l’adeguamento periodico degli onorari di “periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori” nell’attività giudiziaria, risalenti in origine al 1980.

Le allora 10.000 lire per le prime due ore di lavoro (“vacazione”), riducibili a 5.000 lire per le successive, ad oggi sono appena 14,68 euro per la prima vacazione di due ore, e (per contenere i costi) 8,15 euro per le successive vacazioni di due ore, quando cioè un’ora di lavoro del consulente del giudice finisce per essere retribuita di fatto con 4 euro (raddoppiabili solo per ragioni di urgenza).

Il risultato pratico lo si constata ad esempio nella bolgia dei processi per direttissima: i giudici fanno fatica a trovare professionisti disposti a lavorare per questa miseria di compensi, incomparabili con le tariffe di mercato, e quei pochi non sono sempre adeguati alla responsabilità che hanno, nel momento in cui dalla rappresentazione corretta di quello che ad esempio stia dichiarando un imputato straniero dipende in larga parte la sua sorte giudiziaria.

E così ora è toccato intervenire ancora alla Corte Costituzionale, che addirittura già nel 1996 additava il “deplorevole inadempimento” e che adesso su ricorso di un giudice di Firenze dichiara l’illegittimità costituzionale (per irragionevolezza) della legge del 1980 nella parte in cui riduce la paga delle vacazioni successive alla prima già modesta. E fischiano di nuovo anche le orecchie del ministero, dove da dicembre 2023 è istituita una Commissione per la rideterminazione degli onorari.