di Enrico Franceschini
La Repubblica, 5 maggio 2021
Irlanda del Nord, il 5 maggio 1981 il deputato 27enne divenuto il simbolo della lotta per l'Indipendenza moriva in carcere dopo 66 giorni di sciopero della fame. La ferita, che sembrava rimarginata alla fine di una guerra civile costata più di tremila vite, ora torna a riaprirsi. "Il sogno di Bobby continua e continua la lotta delle forze repubblicane per un'Irlanda unita, libera e egualitaria". Mary Lou McDonald, leader dello Sinn Fein, il partito che si batte per la riunificazione dell'Irlanda britannica con quella già indipendente da un secolo, ricorda con queste parole la morte di Bobby Sands, il più celebre militante dell'Ira, l'Irish Republican Army, ovvero l'esercito clandestino che ha combattuto contro gli unionisti fedeli alla corona inglese nei trent'anni di guerra civile in Irlanda del Nord.
Il 5 maggio 1981 Sands morì dopo 66 giorni di sciopero della fame nel "Maze", il labirinto, com'era soprannominata la prigione di massima sicurezza di Belfast in cui erano rinchiusi i detenuti dell'Ira. Nei suoi confronti c'era una condanna a 14 anni di carcere per porto d'armi e prima ancora una lunga serie di accuse per partecipazione ad attentati. Aveva appena 27 anni ed era stato da poco eletto deputato del parlamento britannico in rappresentanza dell'Irlanda del Nord, un seggio che non avrebbe occupato nemmeno se fosse stato libero.
Insieme a lui persero la vita nello sciopero della fame, dichiarato contro le condizioni in cui erano tenuti prigionieri i militanti, altri nove attivisti dell'Ira incarcerati a Belfast. Una protesta entrata nella storia dell'Irlanda del Nord e che ha fatto di Bobby Sands il simbolo più potente della lotta per l'indipendenza nord-irlandese, come testimonia il grande murale che lo raffigura su una parte vicino al muro che divide ancora in due il capoluogo della regione, da una parte i cattolici repubblicani indipendentisti, dall'altra i protestanti monarchici che vogliono restare parte del Regno Unito.
Una veglia funebre davanti al monumento di Bobby a Belfast ricorderà stamane il momento del suo ultimo respiro, con la partecipazione dei più alti rappresentanti dello Sinn Fein, il partito che è stato il braccio politico dell'Ira durante i Troubles, come viene ricordato il lungo periodo della guerra civile, in cui hanno perso la vita più di 3 mila persone e ci sono stati decine di migliaia di feriti. La ferita sembrava rimarginata dagli accordi di pace del 1998, che avevano fatto scomparire il confine fra le due Irlande, dando l'illusione che il problema non esistesse più, o potesse essere rinviato a una data lontanissima, grazie al fatto che l'Irlanda repubblicana e il Regno Unito con l'Irlanda del nord britannica facevano entrambe parte dell'Unione Europea. Ma è stata riaperta dalla Brexit, che per non ricreare una frontiera tra le due Irlande ne ha costruita una commerciale fra Irlanda del Nord e Gran Bretagna, facendo risorgere le violenze nell'isola.
A rammentare che il passato, in Irlanda, non è mai veramente passato, ha contribuito la sentenza arrivata ieri da un tribunale britannico che assolve due ex-parà britannici dall'omicidio di un militante dell'Ira. Ma è al futuro che ora guardano gli indipendentisti nord-irlandesi, un futuro non più tanto distante: crescono demograficamente, ormai sono più numerosi dei protestanti unionisti e i sondaggi predicono un referendum per la riunificazione dell'isola entro dieci anni. La Brexit ha fatto un favore postumo ai seguaci di Bobby Sands. "La nostra vendetta saranno le risate dei bambini", afferma una delle poesie da lui scritte in carcere prima di morire. Ma c'è il timore di altre lacrime e altro sangue prima che il suo sogno possa realizzarsi.











