di Marcello Conti
La Repubblica, 31 luglio 2022
È la patologia più diffusa secondo le rilevazioni dell’Ars Toscana Presentata una ricerca sulla salute mentale nel carcere fiorentino di Sollicciano. Alessandro Margara, magistrato che per tutta la vita si è speso per i diritti dei detenuti, parlava del “carattere patogeno dell’istituzione penitenziaria”.
Vale soprattutto per quanto riguarda la sanità mentale dei carcerati. Le rilevazioni sulla salute della popolazione detenuta condotte periodicamente da Ars Toscana segnalano non solo che i disturbi psichici sono da sempre la patologia più diffusa tra i detenuti, ma che la loro percentuale è in aumento: se nel 2017 le patologie psichiatriche rappresentavano il 38,5% del totale, nel 2021 erano il 49,2%.
A riaccendere i riflettori sul problema una ricerca, “Salute mentale e assistenza psichiatrica nel carcere di Firenze Sollicciano”, promossa dall’Onlus Società della Ragione, condotta da tre giovani ricercatrici, Giulia Melani, Katia Poneti e Lisa Roncone, con la supervisione di Franco Corleone. “Molti credono che le prigioni siano piene di pazzi, ma non è esatto”, spiega Corleone.
“Noi, con questa ricerca, abbiamo voluto fare una distinzione: ci sono relativamente pochi casi di soggetti affetti da malattie psichiatriche, ci sono invece molte persone che manifestano sofferenza o disagio psichico. Vanno trattati adeguatamente. La ricerca è nata da questa urgenza”.
Nel 2015 una storica riforma ha chiuso gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) sostituiti dalle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Il complesso passaggio dalle Opg alle Rems ha sollevato problemi. Tra questi proprio la gestione dei disagi mentali in carcere. “Mettiamo che in carcere c’è un detenuto che spacca un lavandino - continua Corleone - Un tempo l’amministrazione penitenziaria l’avrebbe mandato in una Opg. Ora se lo deve tenere e lamenta che “è pazzo, è ingestibile”.
Gli psichiatri rispondono: “no, questo è uno che contesta la realtà del carcere, ve ne dovete occupare voi”. Questo scaricabarile va superato. Perché, per fare un altro esempio, se uno si fa tagli tutti i giorni, non mi interessa se sia un soggetto schizofrenico o meno, mi interessa che qualcuno si occupi di lui”.
Le soluzioni? O cambiare il carcere o trovare soluzioni fuori dal carcere. Insomma “servono interventi politici, amministrativi, gestionali”. Altrimenti si corre il rischio che vinca la tentazione di tornare indietro, alle Opg. “Abbiamo bisogno di rivoluzioni - conclude Corleone - altrimenti vince la reazione”.









