di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 agosto 2026
Sovraffollamento, suicidi e condizioni degradanti, mentre il governo annuncia misure solo “futuribili” e comunque incapaci di ridare dignità alle carceri. Quando le forze politiche che sorreggono il governo, soprattutto Fratelli d’Italia e Lega, si ripresenteranno dinanzi agli elettori nel 2027 per chiedere nuovamente la loro fiducia potranno vantarsi “giustamente” da par loro di non aver fatto nulla per le carceri italiane. Certezza della pena e tutto chiuso. E i cittadini di destra applaudiranno. Oggi, 15 agosto, la temperatura media in Italia è di 36 gradi. Nelle nostre prigioni ne verranno percepiti 40, senza condizionatori né ventilatori a portare sollievo. Al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7% (dati di Antigone).
Dall’inizio dell’anno almeno 38 persone recluse si sono tolte la vita dietro le sbarre. Inascoltati i vari appelli del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che l’anno scorso parlò di “grave e ormai insostenibile condizione di sovraffollamento” e “drammatico” numero dei suicidi ormai divenuti una “vera e propria emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente”. Questo Esecutivo, il ministro Nordio, l’attuale Parlamento hanno deciso di ignorare le criticità dell’esecuzione penale e di porvi rimedio. Solo slogan e annunci, tutti restati su carta. Sullo sfondo la demonizzazione di amnistia e indulto, considerati un “fallimento dello Stato” dal Guardasigilli che, prima di diventare tale, invece, li condivideva. Nel 2024 con il ddl Nordio si promettevano miglioramenti grazie a una semplificazione e velocizzazione delle procedure per l’accesso alla liberazione anticipata ordinaria. Poi quella previsione fu bocciata dalla Corte Costituzionale.
Nel luglio 2025 fu la volta della task force istituita a Via Arenula, sotto la guida dell’ex capo di Gabinetto, Giusy Bartolozzi, che avrebbe dovuto, grazie ad un coordinamento continuo con la magistratura di sorveglianza, prevedere misure alternative alla pena in carcere per diecimila detenuti. Si è rivelata il solito flop, come testimoniato dagli stessi giudici di sorveglianza e dalle stesse statistiche. Proprio Bartolozzi, qualche giorno fa su Facebook, nel criticare l’indagine conoscitiva sul carcere chiesta da Forza Italia, scriveva: “Per 4 anni abbiamo mappato le strutture, indagato le necessità, interloquito con tutti gli operatori, e questo per meglio calibrare una strategia di medio e lungo termine. Non si agisce senza conoscere”. Mappatura 10 - Azione 0.
Per qualche settimana sempre lo scorso anno tutti gli occhi furono puntati sull’apertura del presidente del Senato Ignazio La Russa alla liberazione anticipata speciale proposta da Roberto Giachetti insieme a Nessuno Tocchi Caino, ma la sua moral suasion andò a sbattere sul niet dei parlamenti fedeli all’ex sottosegretario Andrea Delmastro e su quello dei leghisti. Quest’anno con una conferenza in pompa magna convocata a fine maggio al Ministero, Nordio e i suoi vice hanno lanciato due iniziative: il “Regolamento recante le disposizioni in materia di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti”. Insieme alle strutture per i tossicodipendenti era stato annunciato da Via Arenula come “una bella botta” al sovraffollamento ma non sarà affatto così.
La platea ipotetica che potrebbe usufruire del beneficio è tra i 2500 e i 3000 detenuti, in particolare coloro i quali possiedono i requisiti per l’accesso alle misure penali di comunità, con una pena o residuo inferiore a 4 anni, ma che non hanno appunto un domicilio. Le tempistiche? Ancora indefinite. Forse i primi effetti si vedranno all’inizio del prossimo anno. Il 30 maggio poi è scaduto il primo termine per gli enti pubblici, locali, terzo settore per presentare domanda al ministero della Giustizia al fine di essere inseriti negli elenchi delle strutture dove accogliere i detenuti. Tuttavia abbiamo chiesto a Via Arenula quante realtà abbiano fatto domanda ma il dato per ora non può essere reso noto.
Durante quell’incontro con i giornalisti il ministro Nordio disse poi che nelle settimane successive a Palazzo Chigi sarebbe stato annunciato “un altro progetto”, “una rivoluzione copernicana” che avrebbe riguardato le strutture esterne per i detenuti tossicodipendenti e gli alcoldipendenti, con un potenziale sfoltimento di 10 mila ristretti. Si trattava semplicemente del ddl “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti” approvato in via definitiva il 29 luglio.
Peccato che lo stesso Dicastero ha dovuto ammettere che trattasi di “prospettiva evidentemente pluriennale”, in quanto con i 19 milioni stanziati nel 2027 potrebbero trovare posto in comunità forse 500 detenuti tossicodipendenti. E che dire del piano di edilizia penitenziaria? Il 30 luglio c’è stata la settima riunione della cabina di regia al termine della quale si è rivendicato il recupero o la realizzazione di 960 posti detentivi.
L’obiettivo finale sarebbero 10 mila posti in più entro il 2027. Di questo passo saremo dinanzi all’ennesimo flop. Ma i numeri non raccontano le cimici, i topi, le zecche che infestano le nostre carceri. Tanto è vero che sette sezioni del carcere di Sollicciano sono state sequestrate, sequestro contro il quale si è opposto il governo con un ricorso poi respinto. E non dimentichiamo che in tre anni sono state accolte oltre 17 mila istanze presentate ex articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario a favore di detenuti che hanno subìto trattamenti inumani e degradanti in violazione dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.










