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di Micaela Romagnoli

Corriere della Sera, 28 febbraio 2025

L’impegno dell’associazione Agevolando di Bologna per i ragazzi diventati maggiorenni e senza più tutele dallo Stato. La storia di Margarette, costretta a essere adulta da bambina. “Tutti gli anni Novanta li ho vissuti in una comunità per minori, quando ci sono entrato ero un bimbo di 10 anni. È stata un’esperienza forte, faticosa, significativa. Mio padre non c’era, mia mamma era tossicodipendente”. Federico Zullo è stato un care leaver e ha rischiato di essere uno di quelli, tra migliaia, di cui lo Stato perde le tracce non appena compiuti i 18 anni. Oggi ne ha 45 ed è il presidente e fondatore di Agevolando, un’organizzazione di volontariato nata a Bologna nel 2010 che lavora proprio per loro e con loro: i care leaver, neomaggiorenni in uscita dai percorsi di accoglienza in casa-famiglia, nelle comunità, in affido; ragazzi e ragazze che hanno passato parte dell’infanzia e dell’adolescenza lontano dalle loro famiglie d’origine, per problemi di assenza o di inadeguatezza. Agevolando li affianca per costruire insieme il loro futuro.

Sono circa 42 mila i bambini e i ragazzi che in Italia vivono “fuori famiglia”. Ogni anno 7mila di loro, al soffio della diciottesima candelina, perdono il supporto dello Stato. In un soffio gli è richiesto di diventare adulti, capaci di occuparsi di sé, carichi del peso emotivo di storie complesse fatte di mancanze e strappi dolorosi da ricomporre. “È molto difficile per i neomaggiorenni perdere all’improvviso la tutela dello Stato - sottolinea Federico - e trovare dove stare nel mondo. Con Agevolando ci impegniamo perché a tutti i giovani sia garantito il diritto al futuro, alla serenità, a stare bene”. È lavorando da educatore in una comunità simile a quella in cui era cresciuto, stando tutti i giorni accanto a ragazzi come era stato lui, che Federico ha colto ancor di più l’urgenza di colmare un vuoto normativo nel post-tutela.

La sua storia ha ispirato Agevolando, che ogni anno accoglie le storie di mille ragazzi e ragazze, li accompagna per evitare che finiscano in un cono d’ombra e si perdano: nuove amicizie, consapevolezza di sé e delle proprie capacità, studio, formazione, opportunità di lavoro, soluzioni abitative, per sentirsi protagonisti e non più ai margini della società.

Tra i giovani di Agevolando c’è Margarette, 18 anni lo scorso dicembre, da sempre una bambina adulta tra adulti adolescenti che l’hanno fatta sentire “uno sbaglio, perché non sarei dovuta nascere”. Lei è stata il genitore dei suoi genitori: “Pensavo io a gestire soldi e bollette, soprattutto a ricordarmi che andavano pagate. Non è un pensiero da bambina, o da ragazzina. Sono sempre stata più grande dell’età che avevo”. Margarette ha fumato le prime sigarette a sei anni, rubandole a mamma e papà che si accusavano a vicenda su chi le avesse prese all’altro. E poi: “Ho imparato a vivere giorno per giorno. Da quando sono piccola penso di meritare di morire. Questo è ciò che mi hanno trasmesso e io non voglio che il mio pensiero nel futuro sia questo. Quindi non ci penso”.

Invece pensa che i sogni non siano per lei. L’incontro con Agevolando è avvenuto quando ha lasciato la casa dei genitori ed è andata a vivere in comunità. Margarette è entrata anche a far parte del Care Leavers Network, promosso dall’associazione: una rete di ragazzi e ragazze distribuita in otto regioni italiane, che hanno vissuto esperienze simili, s’incontrano per condividerle, si danno forza a vicenda, crescono insieme. Lei sta imparando a prendersi cura di sé, a volersi bene, a sentire di meritare i sogni da realizzare. A partire da un corso di cucina che potrebbe diventare poi una scuola professionale di pasticceria. “Non so cosa sia la felicità - ammette - ma ora ho voglia di scoprirlo e imparare a sentirmi importante”. Margarette si vede. Agevolando s’impegna, perché nessun care leaver finisca non visto.