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Il Gazzettino, 15 novembre 2020


Un libro analizza la situazione dei figli delle detenute. Costretti a vivere in carcere fino all'età di 6 anni, per poi rischiare di essere dati in affidamento. È il destino dei bambini figli di donne condannate a scontare lunghi periodi di detenzione a causa di reati da loro commessi.

Bambini che, loro malgrado, seppure innocenti per definizione, come lo sono tutti i bambini, devono scontare assieme alle madri una pena che spesso lascia segni indelebili. Prima della legge 62/2011, potevano stare con la madre in carcere fino al compimento dei 3 anni e quasi sempre, nel tempo, riuscivano a dimenticare quella triste parte della loro vita. Ma con l'innalzamento dell'età a 6 anni, i ricordi della vita trascorsa in carcere quasi sempre restano indelebili per sempre, con conseguenze immaginabili.

Una situazione di sofferenza contro la quale si sta battendo Carla Forcolin, l'insegnante e pedagogista veneziana, presidente dell'associazione "La gabbianella e altri animali" per l'adozione e l'affidamento, che ha dedicato al tema un libro, intitolato "Uscire dal carcere a 6 anni", che sarà presentato lunedì 16 novembre alle 17 all'Ateneo Veneto, nel corso di un dibattito che sarà possibile seguire al seguente link: http://webtv.camera.it/assemblea.

"Il libro va contro corrente sia nell'analisi della situazione, sia nelle proposte per ridurre al minimo la sofferenza dei figli delle detenute ed è rivolto in primis al legislatore, perché rimedi agli effetti indesiderati di una legge buona, poi a tutti gli addetti ai lavori e a chi è sensibile alla tutela dell'infanzia", spiega Carla Forcolin. A Venezia, nel carcere femminile della Giudecca, sono decine i bambini che hanno trascorso anni della loro infanzia all'interno dell'Istituto a custodia attenuata per madri (Icam).

Negli Icam le stanze sono più belle rispetto a quelle normalmente in uso alle detenute, ma madri e figli non possono ovviamente uscire in passeggiata; i blindi sono sostituiti da porte robuste, che però rimangono invalicabili. Le agenti sono senza divisa, ma devono essere ubbidite dalle detenute- madri, sotto agli occhi dei figli e i bambini non si lasciano ingannare circa la natura di questi luoghi: capiscono benissimo di essere in carcere, soprattutto man mano che crescono.

L'anno scorso l'associazione "La Gabbianella e altri animali", che per 16 anni ha accompagnato alla scuola dell'infanzia i bambini provenienti dal carcere, ha lanciato una petizione al Parlamento italiano, perché si ponesse fine a questa situazione, riportando a 3 anni l'età massima dei bambini in carcere con le rispettive mamme.

Il testo lo si può trovare e firmare al sito www.lagabbianella.org. Assieme a Carla Forcolin, parteciperanno al dibattito la professoressa Aurea Dissegna, già Garante dei diritti dei bambini e dei detenuti della Regione Veneto, lo psicoterapeuta Mario Magrini e il primario di pediatria dell'ospedale civile di Venezia, Maurizio Pitter. Il libro è accompagnato da una prefazione di Gianfranco Bettin. "Si tratta di un dibattito da cui una società fondata sul diritto non può esimersi - spiega Forcolin - Un problema di fronte a cui una comunità civile non può chiudere gli occhi".