di Adolfo Scalfati*
Il Dubbio, 28 novembre 2025
In qualità di Presidente dell’Associazione tra gli studiosi del processo penale G. D. Pisapia, in ordine agli articoli a firma di Valentina Stella del 26 e 27 novembre 2025 - relativi a due documenti, l’uno favorevole, l’altro contrario alla legge di riforma sulla cd. separazione delle carriere - devo precisare aspetti necessari per la rappresentazione dei fatti. Il documento contrario alla legge costituzionale redatto a nome di 41 professori di Procedura penale contribuisce ad un fisiologico dibattito; trattandosi di un documento aperto alla firma ed essendo stato sottoscritto anche da non soci, esso trasferisce la dialettica all’esterno dell’Associazione. Che ben venga.
Quanto al documento favorevole ai principi sottesi alla riforma, si è scritto che diversi soci hanno contestato il metodo con il quale il Direttivo dell’Associazione lo ha redatto e diffuso; la lamentela risiede nella mancata previa consultazione dell’Assemblea (o dei soci, che è la stessa cosa).
Secondo lo Statuto associativo, il Direttivo è l’organo rappresentativo e di governo, composto da figure democraticamente elette dall’Assemblea in tutte le proprie espressioni culturali; il suo compito è quello di attuare gli scopi dell’Associazione - tra i quali la promozione della riforma e del perfezionamento del sistema processuale penale - tramite tutte le iniziative ritenute opportune. Di qui il primo essenziale punto: le regole interne non prevedono che la stesura e la diffusione di documenti da parte del Direttivo devono essere approvati dalla comunità. Il secondo punto è che la menzionata autonomia del Direttivo costituisce una prassi non certo nuova; anche di recente l’attuale Direttivo ha autonomamente varato, senza che nessuno si lamentasse, i seguenti documenti: 29 ottobre 2022, in tema di rinvio della cd. riforma Cartabia; 22 novembre 2022, su ergastolo ostativo; 3 aprile 2023, in materia di prescrizione del reato; 26 giugno 2024, assieme alla Associazione di Diritto penale, sull’emergenza carceri.
In terzo luogo, è incontestabile che il documento esprima la prospettiva culturale di sei componenti del Direttivo su sette; la qual cosa - su un totale di 150 soci ordinari - riflette la presenza di una linea “dissidente” nella quale si concentra la rappresentanza di un gruppo. E a me pare che questo fenomeno si chiami democrazia.
Restano due circostanze, volutamente omesse sinora. Il documento, dopo la sua stesura, è stato a posto a disposizione di tutti i soci tramite la mailing list, per la durata di due giorni; ciascuno era libero di formulare la propria opinione: è un fatto che la maggioranza di chi ha partecipato al dibattito ha manifestato adesione al metodo e parere favorevole ai contenuti. Il documento evidenzia valori ideali nei quali credono sei consiglieri del Direttivo su sette. L’idea che entità esterne - come qualcuno proditoriamente ipotizza - ne abbiano influenzato la stesura è del tutto priva di fondatezza e proviene da fonti disinformate se non malevoli. Spiace constatare che altri quotidiani, ideologicamente orientati, abbiano riportato al riguardo solo notizie dirette ad influenzare la popolazione verso il No alla riforma, anziché soffermarsi su tutti i contenuti del dibattito.
*Presidente dell’Associazione tra gli studiosi del processo penale “G. D Pisapia”











