di Manuela Galletta
La Stampa, 15 ottobre 2022
Nuove linee guida contro la dispersione scolastica. La segnalazione arriverà direttamente alla procura per i minorenni di Napoli, che potrà decidere quali canali “investigativi” attivare per fare luce sull’anomalia individuata e quando e come ricorrere al Tribunale per sollecitare interventi sulla potestà genitoriale.
Nella lotta alla dispersione scolastica a Napoli c’è una novità assoluta: il pool inquirente dei Colli Aminei è libero dall’obbligo di attendere input specifici che sarebbero dovuti provenire dagli assistenti sociali, e conquista un ruolo attivo in una battaglia che in città le istituzioni intendono vincere. Troppo alte le stime sugli studenti che “scompaiono” da scuola, nonostante l’obbligatorietà della formazione fino a 16 anni: nel capoluogo e in provincia, la dispersione scolastica sfiora punte del 16,5 per cento rispetto al 12,5 per cento della media nazionale.
Pochi giorni fa in Prefettura sono state presentate le linee guida di un protocollo ad hoc che chiama in causa diversi enti istituzionali e li rende tutti attori protagonisti. Funzionerà così: dopo 20 giorni di assenza ingiustificata, dalla scuola partirà una prima segnalazione che giungerà contemporaneamente al Comune di competenza, all’Ufficio scolastico regionale nonché alla prefettura e alla procura per i minorenni di Napoli. Tutti sapranno e nessun ente potrà girarsi dall’altro lato. Ciascuno, però, potrà intervenire in base a precise competenze.
La procura per i minorenni, ad esempio, dovrà attivare gli assistenti sociali (che saranno investiti, in parallelo, pure dal sindaco) allo scopo di verificare le cause dell’assenza prolungata dello studente. Laddove gli assistenti sociali non rispondessero, la procura si appoggerà alle forze dell’ordine. All’esito dell’”istruttoria”, si apriranno le dovute pratiche, quelle che sino ad ora si sono misurate con il contagocce. “Ad oggi abbiamo avuto un serio problema di scarsezza di segnalazioni, perché sul territorio sono mancate le ‘sentinelle’ che assicurano le segnalazioni”, spiega il procuratore per i minorenni di Napoli Maria de Luzenberger Milnernsheim soffermandosi sul ‘nodo’ della esiguità di risorse nel comparto degli assistenti sociali. Ci sono comuni dove opera un solo assistente sociale su una platea di 50mila abitanti: è il caso di Marano (in provincia di Napoli), che sfiora i 60mila abitanti e dove la criminalità organizzata fa sentire la sua pressione. E pensare che la legge italiana prevede che vi sia un assistente sociale ogni cinquemila abitanti. “Le nuove generazioni di assistenti sociali sono molto ben formate ma purtroppo sui nostri territori non ci sono le forze numeriche tali da garantire il funzionamento di un presidio importantissimo”, osserva il procuratore. Con il nuovo protocollo presentato in prefettura e nell’attesa che si concludano i concorsi banditi per reperire queste figure, si cerca dunque di superare l’ostacolo delle segnalazioni, dalle quali dipende la vita del procedimento utile a ‘recuperare’ lo studente. Si torna, così, al ruolo della procura. “Le procure per i minorenni - aggiunge il magistrato Maria de Luzenberger Milnernsheim - hanno grosse competenze in campo civile che si conoscono poco: sono gli unici soggetti pubblici che possono ricorrere al Tribunale per le limitazioni della potestà genitoriale, per chiedere la dichiarazione di stato di adattabilità dei minori”. Tradotto: nei casi più seri, la procura solleciterà interventi sulla potestà genitoriale: “Si potranno sollecitare, ad esempio, dei corsi da imporre ai genitori, dei servizi mirati. Solo nei casi più gravi - avverte il procuratore - si arriverà all’allontanamento dei minori, ma questa, ci tengo a sottolinearlo, è solo l’ultima ratio”.
Sul fronte del Comune, invece, le competenze sono diverse: a seguito della prima segnalazione occorrerà attivare i servizi sociali, ma se i giorni di assenza dovessero salire a 40 scatterà l’”ammonimento formale” del Comune alla famiglia finalizzato al recupero dello studente; se neanche l’ammonimento sortisse effetto, alla fine dell’anno scolastico vi saranno conseguenze con gli scrutini.
È un primo passo, anche se c’è chi, come il procuratore Maria de Luzenberger Milnernsheim, da decenni impegnata sul fronte dei minori, chiede di più. “Introdurrei sanzioni meno ridicole di quelle che ci sono. Oggi l’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare dei minori è punita con l’ammenda fino a euro 30. Poca roba. Gli importi vanno elevati e si deve procedere con multa amministrativa che è più veloce”, spiega il magistrato. In parallelo si dovrebbe lavorare su programmi di affiancamento alle famiglie più disagiate e a programmi più coinvolgenti, più stimolanti per i ragazzi. “Abbiamo notato che nei territori dove esistono dei servizi comunali di sostegno alle famiglie, la dispersione scolastica è minore - analizza il magistrato - Questo accade perché molti genitori soffrono in prima persona non essere scolarizzati: non comprendono l’importanza della formazione dal momento che a loro fa difetto e quindi non mandano i figli a scuola, né li spronano. È, dunque, importante dare vita a percorsi di sostegno che però non siano a progetto ma strutturali. Lo Stato non deve essere solo punitivo”.










