di Ilario Ammendolia
Il Dubbio, 3 luglio 2021
Premesso che chi è garantista lo è con tutti quindi anche con gli agenti della polizia penitenziaria che si sarebbero macchiati di reati gravissimi oltre che di codardia e viltà. Sarà il processo a stabilire le responsabilità che, comunque, non possono che essere individuali e che non devono lambire i moltissimi agenti di custodia che svolgono il loro lavoro con correttezza.
Ciò detto, sarei curioso di sapere quanti sono i capi della 'ndrangheta o della mafia picchiati nelle carceri di Santa Maria Capua Vetere o nelle altre carceri italiane dopo le "rivolte" della primavera dello scorso anno. Tra i morti non ce ne sono. Da quanto letto sui giornali mi sembra che neanche tra i feriti o tra coloro che hanno fatto querela. Quindi si può concludere che tra quanti sono stati selvaggiamente picchiati non ci sono capi mafia.
Non è una novità. Nella Locride anche le pietre sanno che per decenni le autorità preposte hanno affidato "l'ordine" in carcere al "boss dei boss" Ntoni Macrì. Del resto non credo - e giustamente che nessuno agente, neanche mascherato, si sia azzardato ad alzare le mani su Riina o Provenzano durante la lunga detenzione. Ma neanche contro i capi cosca dei De Stefano, dei Tegano, dei Piromalli o Santapaola. Insomma i "picchiatori" in divisa evitano con cura le sezioni di alta sicurezza mentre ricorrono frequentemente ai pestaggi ed alle torture nei bracci in cui si trovano i "comuni" per cui, e per quanto assurdo possa sembrare, il carcere è molto più duro per coloro che vi entrano per reati di poco conto o per i tanti che vi entrano da innocenti piuttosto che per gli uomini delle mafie.
Se questa è la realtà bisogna pur trarre alcune conclusioni: Il "potere" tanto più si allontana dalla Costituzione quanto più degenera e diventa arbitrario e violento, fino a trasformare un luogo come il carcere che dovrebbe essere il "sacrario" della giustizia e della legalità in un generatore di potere mafioso. Ed il fatto che i capi mafia deleghino le rivolte ai "comuni" è sintomo inequivocabile che per loro il carcere va bene così com'è perché è la loro "scuola quadri" anzi le "Frattocchie" in cui le mafie selezionano le nuove leve. Le mafie certamente attingono tra le pieghe e le piaghe delle classi subalterne ed emarginate ma sono un fenomeno legato alla degenerazione delle classi dirigenti. Pertanto sarebbe sbagliato chiudere la drammatica vicenda emersa a Santa Maria Capua Vetere come una devianza criminale di poche persone. Se fosse questa sarebbe poca cosa.
Purtroppo il fatto che tante persone in divisa si siano comportati come kapò è una dimostrazione che lo Stato, nella sua forma attuale, tende a degenerare ed a degradare verso una gestione del potere arbitraria e violenta. Ed in casi come quello che abbiamo appena esaminato, finge di combattere la mafia ma, in realtà, ne mutua i metodi e i fini. In molte carceri la parola "ordine" non corrisponde alla parola "legge" quantomeno alle leggi che trovano fondamento e coronamento nella Costituzione Italiana. Ed ogni "retata" che come un'onda impazzita porta in carcere un centinaio di innocenti è linfa vitale per le mafie. C'è qualche magistrato che ha scritto milioni di pagine per spiegarci la ' ndrangheta facendola risalire ad "osso, mastrosso e carcagnosso" ai Santini di San Michele Arcangelo ed altre simili amenità, dimenticandosi di esaminare il rapporto tra la il potere violento e degenerato dello "Stato" e delle "leggi" e la crescita esponenziale delle mafie, soprattutto nei territori meridionali.
Non s'è trattato d'una dimenticanza ma d'una lucida strategia. È chiaro infatti che se le mafie fossero riconducibili semplicemente a uomini che si attardano a bruciare immaginette o a giurare sui "cavalieri spagnoli" sarebbe un problema di poco conto delegabile agli uomini in divisa. Non così se ci trovassimo dinanzi ad una evidente degenerazione dello Stato e delle sue classi dirigenti (Bonafede era il ministro della Giustizia) come i fatti di Santa Maria Capua Vetere dimostrano aldilà di ogni dubbio. In tal caso occorrerebbe) una battaglia ' Politica' di popolo e col popolo per l'attuazione concreta della Costituzione. A partire dalle carceri!











