di Donatella Stasio
Il Dubbio, 13 febbraio 2023
Il ministro Nordio che smarrisce il suo teorico garantismo, i Pm che mostrano il volto del “diritto mite”, e il governo Meloni che fa un uso improprio della faccia feroce per fini elettorali. Si alza il sipario sui ruoli giocati finora nel caso Cospito e si scopre che i Pm sono ben più garantisti del guardasigilli. Giovanni Melillo, che guida la Procura antimafia e antiterrorismo, e Piero Gaeta, Avvocato generale presso la Corte di cassazione, hanno dato a Nordio una lezione con la loro interpretazione “mite” del diritto, che non è né rinuncia né rassegnazione ma, al contrario, applicazione saggia e responsabile delle regole nei casi difficili della vita. È questa la strada che trasforma il diritto in giustizia e che avrebbe potuto/dovuto portare il ministro a revocare il 41 bis - con trasferimento al circuito dell’Alta sicurezza - per l’anarchico Alfredo Cospito, da 116 giorni in sciopero della fame e da sabato ricoverato all’ospedale San Paolo di Milano. Una soluzione “mite”, appunto, ma purtroppo incompatibile con la gestione esasperatamente politica di questa vicenda (almeno fino alle elezioni regionali), che contribuisce ad alzare il livello di tensione e di esposizione al rischio della collettività. Un braccio di ferro tragico e malinconico.
Non ce n’era bisogno e ieri se n’è avuta la conferma. È di ieri, infatti, la notizia, anticipata da questo giornale, secondo cui la Procura generale della Cassazione ha chiesto, in vista dell’udienza del 24 febbraio su Cospito, l’annullamento della decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma, che aveva confermato il 41 bis, con rinvio allo stesso Tribunale affinché riveda la motivazione di quella decisione, ritenuta lacunosa. Ovviamente bisognerà attendere il verdetto della Cassazione, che potrebbe invece confermare la pronuncia del Tribunale o annullarla senza rinvio oppure seguire il Pg e rimettere la palla ai giudici della sorveglianza di Roma per una nuova valutazione. Tempi non brevissimi, insomma. Ma resta il fatto che le conclusioni di Gaeta, un magistrato di grande esperienza, sono un segnale di estrema importanza, perché provengono dall’organo dell’accusa.
La requisitoria è stata depositata in cancelleria mercoledì 8 febbraio ed è difficile credere - sebbene sia un atto interno - che in via Arenula non ne sapessero proprio nulla. Tanto più che c’era molta attesa sulla Cassazione. La prassi vuole che il ministro non si pronunci su un’istanza di revoca anticipata del 41 bis (come quella presentata dal difensore di Cospito) se sull’annullamento della misura è pendente anche il giudizio della suprema Corte, come in questo caso. E all’inizio della scorsa settimana, Nordio sembrava intenzionato a seguire la prassi, per evitare contraddizioni tra la valutazione politica e quella giudiziaria. Evidentemente, però, c’è stato un ripensamento, un contrordine, qualcosa che ha indotto il ministro - il giorno dopo il deposito della requisitoria - a firmare il rigetto della revoca del 41 bis.
Per la seconda volta, quindi, Nordio ha chiuso la porta a una soluzione mite della vicenda. La prima volta lo ha fatto, una settimana fa, con il parere del Procuratore antimafia, nel solco del quale si inserisce la requisitoria di Gaeta. Melillo aveva proposto, in alternativa alla conferma del 41 bis, che Cospito venisse trasferito al circuito dell’Alta sicurezza (AS2) dove transitano alcuni 41 bis, detenuti di un certo calibro di pericolosità, sottoposti a un controllo più rigoroso rispetto ad altri circuiti penitenziari. Una soluzione offerta al ministro su un piatto d’argento per uscire, senza morti e feriti, da questo tunnel, in cui forse non ci si sarebbe mai dovuti ficcare. Non una deroga, ma un’applicazione rigorosa del diritto, che fra l’altro avrebbe messo nell’angolo Cospito visto che il suo sciopero della fame è legato al mantenimento del 41 bis. Ma forse, in questa stagione politica, la forza del diritto mite è un “lusso” che non possiamo più permetterci.










