di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 6 settembre 2022
Fatica a uscire dalla ristretta cerchia giudiziaria il preavviso di collasso dovuto al “tetto” di fatto dei processi già deciso a Roma.
Price-cap a chi? Mentre tutti discutono (giustamente) del tetto al prezzo del gas, fatica invece a uscire dalla ristretta cerchia giudiziaria il preavviso di collasso di un altro tipo di “tetto” insito nella decisione (pubblicata a Ferragosto da Ilaria Sacchettoni sul Corriere) con la quale il presidente del Tribunale di Roma, lamentando vuoti di organico incompatibili con l’arretrato, ha sospeso per 6 mesi dal 15 ottobre la fissazione di ulteriori processi collegiali.
Iniziativa-choc che, al netto della discutibile unilateralità, esplicita peraltro un tetto praticato di fatto, pur senza dichiararlo, da altri Tribunali o Corti d’Appello che esasperano sdrucciolevoli criteri di priorità (dunque lasciando in coda i processi che non vi rientrino); o che ai pm chiedono di trattenere negli armadi i fascicoli pronti ma eccedenti il numero smaltibile dai giudicanti in affanno; o che, senza nulla fare, lasciano che a funzionare da “tetto” occulto e iniquo siano sinora la prescrizione e in futuro la improcedibilità in Appello, quando sarà a regime questa discutibile scelta legislativa.
In compenso sulla giustizia la campagna elettorale sembra avere corde vocali soltanto per stantìe riproposizioni di ben altre forme di “price-cap”: il “tetto” al costo delle intercettazioni, dimenticando che anche sotto il profilo squisitamente economico questo strumento da 200 milioni l’anno contribuisce alla maggior parte dei sequestri che oggi vedono il Fondo Unico Giustizia amministrare 5,2 miliardi; il “tetto” all’eguaglianza tra cittadini rispetto ai reati comuni, con il ventilato riallargamento dell’immunità parlamentare ben oltre l’attuale scudo da arresti e intercettazioni; persino il supposto “tetto” alle recidive di violenze sessuali con la castrazione chimica, di cui (al di là dell’orrore morale) tutti gli studi mostrano invece l’inefficacia.
Eppure ci sarebbero un posto giusto (il Parlamento) e un momento giusto (il parere delle commissioni parlamentari sulla delega esercitata dal governo Draghi-Cartabia per modificare il processo penale) affinché i partiti indicassero con chiarezza condivisioni o correttivi sui nodi veri. Anche se non entrano, e anzi proprio perché non entrano, in una pillola di TikTok o in una intervista ballon d’essai.











