di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 8 marzo 2024
Negli ultimi sei anni lo Stato ha risarcito almeno 23.500 detenuti per le condizioni “inumane” nei penitenziari. Cercasi disperatamente una qualche “Sos” - segnalazione di operazione sospetta - sugli 8 euro al giorno. O uno straccio di “Striano” penitenziario. O quantomeno un surrogato di “Assange” contabil-carcerario. Perché, nel Paese dei finti segreti contrabbandati da veri commerci, sembra invece che, se un dato non è amplificato dalla politica ai propri scopi, ma anzi ne è custodito con parsimonia tale da occultarlo di fatto, allora non esista, e neppure esista la realtà che la sua conoscenza imporrebbe agli occhi dei cittadini. Undici anni fa, con la sentenza Torregiani, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo condannò l’Italia giudicando che tenere i detenuti in meno di 3 metri quadrati a testa violasse il divieto di “trattamenti inumani e degradanti” posto dall’articolo 3 della Convenzione. Allora l’Italia escogitò all’art. 35 dell’ordinamento penitenziario un rimedio risarcitorio per evitare l’onta di montagne di condanne europee: 1 giorno di riduzione della pena ogni 10 giorni trascorsi in condizioni “inumane e degradanti”, oppure, se la pena era già stata tutta espiata, 8 euro al giorno di indennizzo.
Ma passati 11 anni - e nel silenzio delle pompose inaugurazioni degli anni giudiziari, delle solenni relazioni al Parlamento, e delle statistiche ministeriali così faconde di numeri quando servono a dare finta legittimazione statistica all’abolizione dell’abuso d’ufficio o alla restrizione delle intercettazioni - non si interrompe mai la sfilza di risarcimenti via via nell’attualità. Per accorgersene bisogna fare gli amanuensi. Ma già solo a Milano, ad esempio, dove oggi il Guardasigilli Carlo Nordio farà una toccata e fuga all’Ordine degli Avvocati per “la consegna del Sigillo di San Gerolamo”, l’anno scorso sono stati 300 gli accoglimenti, 124 a Pavia, 154 a Varese, in queste tre sedi già 65 soltanto nei primi due mesi del 2024. E del resto gli accoglimenti a livello nazionale di cui si può essere certi sono stati almeno 3.115 nel 2018, 4.347 nel 2019, 3.382 nel 2020, 4.212 nel 2021, 4.514 nel 2022, e una cifra non altrettanto definita ma comunque superiore a 4.000 nel 2023. Vuol dire che lo Stato italiano, sotto gli occhi del ministero della Giustizia, non solo sta certificando (come niente fosse) che in molte carceri italiane il sovraffollamento reale (non la statistica di Trilussa) continua a infliggere “trattamenti inumani e degradanti”, ma lo fa mettendo a bilancio la tortura (quali essi sono per la Convenzione europea) tramite l’elemosina dei risarcimenti 35 ter, liquidati a 23.500 persone negli ultimi 6 anni. Tocca aspettare uno Striano o un Assange “de noantri” per chiederne conto?










