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di Gennaro Grimolizzi

Il Dubbio, 3 luglio 2024

Una “discesa nell’inferno”. Con questa espressione il giornale francese Le Monde ha descritto in un reportage pubblicato due giorni fa l’esperienza dei soldati ucraini detenuti in Russia. Una “discesa nell’inferno” per ritornare alla vita che ha riguardato 165 militari di Kyiv liberati tra maggio e la fine di giugno. Non solo la possibilità di riabbracciare i propri cari e commilitoni, ma anche l’occasione per far conoscere l’atroce realtà dei prigionieri di guerra, sottoposti a mille umiliazioni e, soprattutto, a varie forme di tortura vietate, prima di tutto, dalla Convenzione di Ginevra del 1949. Traumi che, uniti allo stress provocato dalla vita in trincea, difficilmente potranno essere cancellati.

Il ricorso alla tortura nel teatro di guerra ucraino non è, purtroppo, una novità, come ha rilevato la Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina. L’organismo dell’Onu ha raccolto una serie di testimonianze che offrono un quadro chiaro sulla costante violazione dei diritti umani. Dall’inizio dell’aggressione militare russa ai danni dell’Ucraina, nel febbraio 2022, la Missione di monitoraggio ha intervistato più di 600 detenuti civili ucraini e prigionieri di guerra. I militari ucraini sono stati interpellati a seguito delle ultime due operazioni di scambio con gli omologhi russi. Hanno parlato esplicitamente di torture realizzate con brutali percosse, attraverso l’imposizione di posizioni prolungate, scosse elettriche sui genitali e con l’uso di cani inferociti. La tortura è stata applicata anche ad interi gruppi di prigionieri. In una struttura militare in territorio russo i militari ucraini sono stati costretti a camminare tra file di guardie che li picchiavano con manganelli o li tramortivano con il taser. Ad altri è stato imposto di svolgere esercizi fisici estenuanti. Tra le umiliazioni inflitte il dover memorizzare e cantare canzoni patriottiche russe durante tutta la giornata. Molti prigionieri di guerra non hanno ricevuto cibo e sono stati privati di cure mediche adeguate per periodi prolungati. Per non parlare delle scarse condizioni igieniche, causa di perdite significative di peso e di malattie della pelle.

Sui trattamenti inumani e degradanti che hanno interessato i prigionieri di guerra ucraini si è espressa Danielle Bell, responsabile della Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni unite in Ucraina. “Il diritto umanitario internazionale - ha affermato - riflette valori fondamentali, che, persino in mezzo all’orrore della guerra, mirano a preservare la nostra umanità. La protezione e il trattamento umano dei prigionieri nelle mani delle parti belligeranti sono centrali per realizzare tali valori”. La missione Onu ha studiato pure i casi di prigionieri di guerra russi catturati dagli ucraini. Sono state raccolte quasi 400 testimonianze di soldati di Mosca internati. Sono state denunciate torture durante il trasferimento nei luoghi di detenzione. I militari russi catturati hanno parlato di “gravi percosse, anche con mazze di legno, nonché scosse elettriche su diverse parti del corpo”.

“La tortura - ha aggiunto Danielle Bell - è un grave crimine, proibito dal diritto internazionale e mai giustificato in nessuna circostanza. La Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura, celebrata lo scorso 26 giugno, è stata un’occasione per invitare tutti gli Stati a sradicare le condizioni e le circostanze che favoriscono questa pratica atroce e a chiamare a risponderne i responsabili”.

La guerra in Ucraina sta avendo, come noto, pesanti ripercussione sui civili. La raccolta delle prove sulle uccisioni di uomini inermi, donne, anziani e bambini vede impegnate le autorità ucraine con l’ausilio di team specialistici. Uno sforzo riconosciuto dall’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni unite, che ha garantito ogni supporto utile. Dall’inizio dell’invasione russa del 24 febbraio 2022, fino ad oggi, le autorità ucraine hanno documentato 128.498 crimini di guerra; sono state uccise dalle forze armate russe 12.353 persone tra civili e soldati “fuori combattimento”.

Morris Tidball-Binz, relatore speciale delle Nazioni unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, dopo una aver visitato diverse città dell’Ucraina, compresa la capitale, ha sottolineato gli sforzi per assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità. Ha inoltre invitato la Federazione Russa a “rispettare pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario e a cessare immediatamente le uccisioni illegali di civili e soldati ucraini “fuori combattimento”.