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di Dacia Maraini

La Stampa, 12 ottobre 2023

Anche per chi crede nella vendetta la furia contro gli innocenti è ripugnante. Le SS cacciavano nelle camere a gas i piccoli perché erano il futuro di un popolo. Il primo nome che viene in mente è Erode, che avendo saputo da profezie ripetute, della nascita di un piccolo re che l’avrebbe spodestato, decise di fare uccidere tutti i bambini nati a Betlemme. Lo racconta Matteo nel Vangelo. Disegni e quadri di tanti secoli ci mostrano piccoli corpi afferrati per i piedi e fatti a pezzi con la spada, minuscole creature trascinate sulle strade per porgerli al soldato boia. Eppure, in tanti dipinti anche raccapriccianti, a nessun pittore è venuto in mente di rappresentare decapitazioni di bambini. Tagliare la testa ha un significato simbolico forte... Per un adulto significa rendere chiaro che si vuole eliminare il pensiero di quella testa, la parola diabolica, pericolosa, di quel capo. Ma cosa significa la decapitazione di un bambino, così sadica e brutale, ma anche così priva di senso logico?

Si può provare piacere a tagliare la testa a un bambino? La ragione ci dice che solo un pervertito può provare questo piacere. Ma quando i pervertiti sono tanti, viene da pensare che si tratti di un piacere condiviso, che non deriva da un gusto privato, ma da un valore comune che riguarda il rapporto con un dio feroce e vendicativo. Il fanatismo religioso, che non riesca a riconoscere l’umano, ma solo il nemico da eliminare, diventa una spinta al massacro.

C’è chi trova legittima questa vendetta, per le tante prepotenze degli israeliti che piano piano hanno tolto gli spazi vitali ai palestinesi. Ma anche le vendette hanno un limite che riguarda l’umano. Erode, ricordiamolo, aveva ucciso i suoi figli e varie mogli. Era un uomo privo di ogni sentimento, che godeva del male che faceva. E infatti rimane un governante isolato e unico nella Storia per i suoi atti crudeli. Anche per chi crede nella legittimità della vendetta la furia contro dei corpi innocenti appare ripugnante.

Ricordiamo che i palestinesi sono altra cosa da Hamas. E per quanto desiderosi di riprendersi i terreni occupati non si accanirebbero contro degli esseri non responsabili. Cosa tipica del razzismo. Ricordiamo che le SS cacciavano nelle camere a gas proprio i bambini prima di tutto perché rappresentanti del futuro di un popolo da eliminare. I palestinesi, che in tanti anni di battaglie hanno sviluppato una loro etica guerresca, non esprimerebbero la loro rabbia decapitando degli innocenti. Il gesto è iniquo, vigliacco e nessuna religione l’ha mai teorizzato. Ma sappiamo che l’essere umano è capace di ogni scelleratezza attribuendola spesso ignobilmente alla volontà di un Dio.

Prendersela con i più deboli per colpire i più forti, prendersela con i figli per punire i genitori ripugna anche a chi è assetato di rivalsa. Infatti molti, non sapendo a chi paragonarli, tirano fuori gli animali, chiamandoli bestie. Ma gli animali non straziano i loro figli per ragioni di potere. Gli animali non decapitano i piccoli per mostrare al nemico che sono forti.

Queste estreme forme di sadismo sono segni di estrema debolezza, a cui per nessuna ragione, che sia storica o politica, si può acconsentire. Spero solo che alla ferocia di una vendetta territoriale non si risponda con altrettanta ferocia vendicativa. Le vendette, ce lo dice la ragione ma anche l’esperienza, non servono assolutamente a niente, salvo soddisfare una breve e viscerale voglia di rivalsa.