di Caterina Soffici
La Stampa, 30 aprile 2026
Grande attesa per le manifestazioni del 1° Maggio: la Festa dei lavoratori potrebbe diventare un calderone pieno di tante altre cose. Ognuno a modo suo e tutti in ordine sparso. Tutti in piazza, ma ognuno con la propria agenda. A Roma il 25 aprile abbiamo assistito a un fenomeno nuovo: il giovane ebreo di fede sionista che spara a due manifestanti dell’Anpi perché portano al collo il fazzoletto dei partigiani. Ma abbiamo visto anche chi sfila con la bandiera di Israele quando si commemora il 25 Aprile, festa della Liberazione italiana e viene attaccato dai manifestanti pro Palestina che gridano slogan nazisti e inneggiano alla Shoah. E chi, sempre il 25 Aprile, sfila con bandiere dell’Ucraina e viene aggredito da manifestanti filorussi. È il modello dei social media che dilaga nella realtà, non più solo la contrapposizione delle due curve e l’odio sparso a casaccio, ma uno stress test continuo per la democrazia, un continuo spingere il limite, in momenti che dovrebbero essere condivisi e diventano invece palcoscenici individuali e come tali ancora più divisivi.
Ieri, il giorno dell’arresto del ventunenne appartenente alla comunità ebraica di Roma Eitan Bondi che ha sparato ai militanti dell’Anpi, a Milano un gruppo di neofascisti ha aggredito a calci e pugni un trentatreenne mentre strappava i manifesti del corteo per la commemorazione di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso dagli attivisti di Avanguardia Operaia il 29 aprile 1975. E ormai va così. Ogni giorno un capitolo nuovo di questa storia scritta a strappi e strattoni, come una serie di post sui social e non come una narrazione unitaria, non con un capo e una coda e un senso comune a reggere la storia. Il passato è sempre presente, e questo non è detto che sia un male. La memoria, specie se condivisa, è una bella cosa da coltivare e onorare. Ma qui sembra che ognuno legga la realtà con il proprio binocolo, o meglio il proprio caleidoscopio, che come lo giri cambia forma e ognuno ci vede qualcosa di diverso. Quello che vedo io, ovvio, è sempre meglio di quello che vedi tu. Mai guardare nella stessa direzione, mi raccomando.
Si è perso il filo che teneva unita una comunità in nome di un ideale o di un valore condiviso, che significa comune a tutti. Qui condiviso significa principalmente condiviso sui social. Chi vuole scende in piazza per difendere quello che interessa a lui, o per attaccare chi non piace a lui. Sarà interessante vedere cosa accadrà alle manifestazioni del 1° maggio, che dovrebbe essere il giorno della Festa dei Lavoratori, ma visto il clima potrebbe diventare un calderone pieno di chissà quante altre cose. Nervi scoperti ovunque e quindi rivendicazioni personali, che diventano occasioni per mettere alla prova quanto è democratico il paese e quanto ancora può reggere. Se uno stress test è una prova progettata per verificare quanto un sistema riesce a resistere in condizioni estreme prima di rompersi, possiamo dire che ogni grande evento, ogni ricorrenza o data da commemorare, ogni manifestazione che diventa altro fanno di tutto per metterci il carico da novanta.









