sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Annalena Benini

Grazia, 25 settembre 2025

Le chiamano “maranzine”, sono le adolescenti delle baby gang che rubano, si drogano e dipendono dai coetanei maschi. Spesso finiscono in carcere, mentre invece sono giovani che avrebbero bisogno d’aiuto. “Giovani che si avvicinano l’uno all’altro perché motivati da un’intensa infelicità: tante infelicità messe insieme e condivise si trasformano in una piccola felicità. Come pezzi di un mosaico frantumato, provano a costruirsi un’identità. Anime confuse, spezzate, accomunate da dolori silenziosi che, aggregandosi, sperano di trovare un senso di appartenenza”.

Ho letto sul Corriere della Sera queste parole allarmanti e profonde di Domenica Belrosso, guida l’Ufficio dei Servizi sociali per minorenni del ministero della Giustizia, è stata a lungo vicedirettrice del carcere Beccaria di Milano e poi direttrice dell’Istituto penale femminile per minorenni più noto d’Italia, quello di Pontremoli. Domenica Belrosso, che è anche educatrice carceraria, parla di quelle che impropriamente e in modo stereotipato vengono definite “baby gang”, ma parla soprattutto delle ragazze, che a Milano vengono chiamate “maranzine”. Rubano cellulari, delinquono, si muovono in gruppo, si mostrano spavalde, arroganti, violente: sono fragilissime e disperate.

Hanno 16 anni e hanno i denti mangiati dall’eroina, credono di esercitare un femminismo estremo ma applicano gli stessi codici dei maschi: rubano per loro, con loro, meglio di loro. Fanno paura come loro. Perché muoiono loro stesse di paura: si sentono sbagliate, non amate, emarginate, diverse. Reagiscono così, urlando per esistere, rubando per dimostrare coraggio. Fanno la faccia cattiva e poi dormono con l’orsacchiotto. Si definiscono come “la donna di”. Vogliono disperatamente appartenere a qualcosa, a qualcuno, sono subalterne nonostante questa esibizione di estrema libertà. Alcune arrivano in carcere, al minorile, e dicono: meno male che mi avete arrestato, così vi ho incontrato. Una ha detto: non ho mai visto il mare. Bisogna star loro addosso, scovare i loro talenti, aggrapparsi a qualcosa di buono, non mollare. Bisogna infilarsi là dentro, cambiare le cose prima che sia troppo tardi. Per le maranzine, per i maranza, per noi che non abbiamo visto niente, e che quando abbiamo visto abbiamo solo condannato.