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di Simona Giannetti

Il Dubbio, 9 giugno 2022

“Il fatto non sussiste” è il libro di Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale, che ha raccolto le storie di interviste della sua rubrica, in onda su Radio Radicale, “Stato di Diritto”. Le storie sono vere e sono la prova che la giustizia non è giusta: leggere e ascoltare queste storie di vite, rase al suolo dalla leggerezza di un abuso del carcere in misura cautelare o da sentenze di condanna emesse da giudici sempre troppo poco indipendenti dalle tesi accusatorie dei loro colleghi inquirenti, porta dritto ai cinque quesiti referendari.

“Il fatto non sussiste, e invece sussiste eccome. Ed è quello che ti ha scaraventato all’inferno senza un motivo. Che ha distrutto la tua vita e quella dei tuoi cari. Il fatto sussiste, si chiama malagiustizia, errore giudiziari, sciatteria, malafede. Tutto quello che travolge una persona che mai avrebbe immaginato un incubo dal quale districarsi, perdendo dignità, salute e soldi. Le storie raccolte da Irene sono le nostre storie”.

È quanto scrive nella sua prefazione Gaia Tortora, giornalista e figlia del noto Enzo Tortora, che la macelleria giudiziaria si portò via da innocente in manette, di prima mattina a favore di telecamere. Giovanni De Luise aveva ventidue anni quando, assistendo in obitorio il fratello ucciso in una sparatoria a Scampia, finisce dritto in carcere con l’accusa di omicidio. Il caso volle che al suo fianco ci fosse Cinzia, la sorella di Massimo Marino che, in quella sparatoria tra faide, era rimasto ugualmente ucciso.

Il pubblico ministero aveva imbastito l’accusa di omicidio con le dichiarazioni di un testimone: il testimone si scoprì che era Cinzia. Ergastolo in primo grado e poi ventidue anni in appello, quindi quasi dieci anni di galera preventiva: tutto questo, prima di arrivare alle dichiarazioni del tutto fortuite del pentito, che ammise di aver ucciso lui Massimo Marino. Giovanni, incensurato, veniva scagionato. Ma tante sono le storie. Il carcere e la misura cautelare non sono una gita, come vorrebbero farci credere quelli che propongono di mandarci i magistrati per qualche giorno: il carcere è un’esperienza di terrore del non ritorno in libertà; quello che manca è la prospettiva del domani da liberi. Ecco perché i quesiti dei referendum del 12 giugno sono racchiusi in queste storie. Non potevano mancare i racconti dei sindaci e amministratori locali, arrestati e poi assolti per reati, che rasentano il ridicolo se non fosse che le storie sono vere.

Abusi d’ufficio per poche migliaia di euro, che giustificherebbero il pericolo di reiterazione del reato per persone incensurate. Del resto, anche laddove le vicende riguardassero imputati che fossero stati giudicati colpevoli per fatti simili, la misura cautelare in carcere sarebbe comunque da considerare sproporzionata, anche se consentita da una norma che il quesito referendario vuole appunto modificare, riducendone l’abuso. Simone Uggetti ex sindaco del Comune di Lodi, assolto dopo cinque anni di processi, fu arrestato per l’appalto di una piscina del valore di cinque mila euro.

Pio del Gaudio ex Sindaco di Caserta, denunciato per tangenti del valore di tre mila e venti mila euro, fu portato in carcere per dodici giorni per un fatto archiviato un anno e mezzo dopo. Marco Melgrati, ex Sindaco di Alassio, subì 34 processi con 34 assoluzioni nell’indagine “spese pazze”, con l’accusa tra le altre di aver speso 2.800 euro, di cui 1.500 erano di carta usata dietro autorizzazione. Tante altre sono le vicende dei più noti Giovanni Paolo Bernini, Cristiano Scardella, Diego Olivieri, Giovanni Terzi.

Chiude le storie di ordinaria giustizia Luca Barbareschi: “Invito gli italiani ad andare a votare i referendum giustizia giusta perché è un tema che riguarda i cittadini. I grandi cambiamenti di questo Paese li ha fatti il Partito Radicale, io vi aiuterò e mi iscriverò”. Anche Luca Barbareschi, ex deputato, attore e regista e produttore cinematografico è stato inquisito, processato e assolto dall’accusa di traffico di influenze.

Il Partito Radicale ha promosso il referendum giustizia giusta con la Lega e chiuderà la campagna referendaria con un evento a Milano al Centro Congressi delle Stelline in Corso Magenta n 61 presso la Sala Manzoni: un anno di battaglia per “Liberare la Repubblica e la Magistratura dal peso delle correnti togate”, come si legge sulla locandina dell’evento, a cui sono invitati tutti i cittadini che vogliano conoscere per poter deliberare il 12 giugno, con cinque Si per la giustizia giusta.