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di Carlo Crosato


Left, 30 novembre 2020

 

È un manifesto dello Stato di diritto e del garantismo il nuovo libro di Luigi Manconi e Federica Graziani, "Per il tuo bene ti mozzerò la testa". Un manuale di resistenza contro il giustizialismo morale, il populismo penale e la retorica securitaria che avvelenano un clima sociale già molto stressato. Impopolare, spesso incompreso, sempre impegnativo, il garantismo è una delle prospettive cardine dello Stato di diritto.

Tanto prezioso quanto complesso, a esso frequentemente si preferisce il più semplice giustizialismo, capace di appagare l'urgenza di riscatto e sicurezza ma anche di minare le giuste tutele che a ogni cittadino, anche quello più fragile e quello che ha sbagliato, devono essere assicurate. Non è dunque superfluo tornare a insistere una volta di più su tale valore, ricalcando per un breve tratto il percorso di "Per il tuo bene ti mozzerò la testa" (Einaudi), libro pungente e riflessivo firmato da Luigi Manconi, sociologo e già presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, e Federica Graziani, ricercatrice in filosofia e letteratura e attivista dell'associazione A buon diritto.

Proponendo casi concreti, che hanno certamente sollecitato le emozioni e le riflessioni di tutti noi, i due autori infatti impegnano il lettore in un autoesame per comprendere il proprio livello di rispetto dei diritti, e per apprendere il valore spesso trascurato delle garanzie. Manconi e Graziani liberano il garantismo dall'immagine distorta di privilegio da salotto.

Un'immagine diffusa dai vari autoeletti paladini della giustizia o, meglio, fautori del populismo penale, che considerano tutti colpevoli fino a prova contraria, e al tentativo di reinserire il reo in un clima di pacifica convivenza preferiscono la soddisfazione della sete di vendetta. Quella garantista non è impresa facile, considerata la semantica che circonda la pena, come afflizione fisica che il giusto infligge al reo al fine di ristabilire l'ordine perturbato dalla colpa.

La retorica securitaria, indifferente ai numeri in calo dei crimini nel nostro Paese, si affianca a prospettive che osservano l'amministrazione pubblica con spirito persecutorio: irrompe nella vita quotidiana un'immagine irreale del mondo, che spaventa e che giustifica una stretta sui diritti di tutti. Si approfitta dello scontento per proporre le soluzioni facili del giustizialismo e del securitarismo; rare sono le occasioni per comprendere come tali scorciatoie siano le condizioni per replicare, più che per risolvere, lo scontento e l'ingiustizia. Sebbene questo sia un fenomeno che germina in uno scenario politico e mediatico perverso, ciò che esso mobilita è tutto un senso comune, che stritola la dimensione solidale, dialogica, polemica, ed esalta la percezione di tranquillità che deriva dal mettere alla porta chiunque si palesi appena sospetto.

Obiettivo critico centrale del volume è il populismo penale, l'illusione che ogni problema sociale possa essere risolto attraverso lo strumento della legge; e di una legge utilizzata come una clava, a colpi di proibizione e obbligo, a colpi di processi che radiografano l'individuo fino al midollo, fino a che non si sarà finalmente trovato modo di portarlo in carcere.

Ma a coronare l'obiettivo critico dei due autori c'è l'iter extra-giudiziario perfettamente rodato, che accompagna l'iter giudiziario con la chiacchiera, gli scoop, l'infamia: il giustizialismo morale, che degrada la morale a strumento di lotta tribale. Il garantista prende le distanze da queste storture non per favorire privilegi o trattamenti benevoli ai propri alleati, alla propria parte; egli, anzi, procura giustizia a sé e ai propri amici garantendo le giuste tutele innanzitutto agli avversari o a quegli "indifendibili" che maggiormente ecciterebbero un'atavica risposta vendicativa, oppure all'emarginato che, rappresentando l'anomalia destabilizzante, sarebbe (ed è!) ben più facile spingere oltre la soglia del carcere.

E, come ne "I miserabili" di Hugo l'irreprensibile ispettore Javert è alla fine salvato dal Jean Valjean che ha inseguito per l'intero libro, il garantista si spende anche per tutti i giustizialisti che scorrazzano fra politica, giornali e le piazze in cui furoreggia la folla. "Per il tuo bene ti mozzerò la testa" è un manifesto del garantismo, delle tutele incondizionate dei diritti e delle garanzie, di una postura le cui ragioni sono spesso confuse con connivenza e complicità.

Questo libro è anche un'occasione per prendere contatto con la complessità della vita collettiva, per educarsi a una pratica di confronto equo nei confini dello Stato di diritto, entro cui all'immigrato e a Matteo Salvini deve essere riservato medesimo trattamento. In questo libro si trovano strumenti per affrontare con equanimità la lotta politica, senza abbattere l'avversario, ma di certo senza venir meno a convinzione e fermezza.

Questo libro, infine, è un'occasione per conoscere ambienti come quello delle carceri, cui è dedicato l'ultimo capitolo: luoghi che, lontani dal centro città, con alte mura, grate e filo spinato, generano l'idea di essere il "fuori" della società, ma che a ben vedere sono legati con l'interno della società da una specie di nastro trasportatore.

Come e più di altre situazioni di marginalità, senza che ce ne accorgiamo il carcere degrada i diritti dei cittadini liberi senza nemmeno sfiorarli, limitandosi semplicemente a svilire la vita dei cittadini privati della libertà, e preparando così le condizioni di accettabilità per soprusi contro chiunque. Ambienti chiusi che alcune e poco visibili realtà associative, come Antigone, A buon diritto, il Partito Radicale, Nessuno tocchi Caino, hanno il merito di aprire; e rispetto ai quali anche il libro di Graziani e Manconi concorre a farci prendere coscienza contro la nevrosi giustizialista.