di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 14 ottobre 2025
Linda Laura Sabbadini nel suo libro spiega che “per essere adeguatamente informati, senza cadere vittima di manipolazioni, dobbiamo imparare a leggere i numeri. Non esistono solo le fake news, ma anche i fake numbers”. Quanti erano alle manifestazioni per la Palestina? La questura ne conta qualche migliaio, gli organizzatori parlano di milioni. Che importanza ha? dice qualcuno, c’era tanta gente e questo basta. Ma non è così perché i numeri fanno la storia, come racconta molto bene Linda Laura Sabbadini nel suo bel libro “Il Paese che conta - Come i numeri raccontano la nostra storia”. Non è un caso che il numero degli intervenuti viene interpretato secondo quanto si vuole valorizzare o minimizzare l’importanza di questo inaspettato risveglio emotivo del Paese.
Così come il numero dei pochi terroristi dal volto coperto che volutamente hanno infangato la pace dei più, viene continuamente aumentato. “Per essere adeguatamente informati, senza cadere vittima di manipolazioni, dobbiamo imparare a leggere i numeri. Non esistono solo le fake news, ma anche i fake numbers. Si possono contestare, ma di solito quello che succede è che le fake news da un punto di vista comunicativo sono più forti delle smentite”, scrive Sabbadini e io credo che abbia ragione. I numeri sono certamente una scienza esatta ma vengono troppo spesso manipolati. Come rimediare?
Linda Laura, che ha dedicato la vita allo studio e alla pratica della statistica, ci dice che i numeri vanno verificati attraverso lo studio approfondito delle varie fonti di raccolta di testimonianze, come nel caso di un intervento di piazza difficile da conteggiare. Più semplice quando i numeri sono legati a fatti concreti come delitti, incidenti, attentati ripresi in video, e registrati dalla polizia, anche se perfino quelli possono essere visti e interpretati come si vuole. Per questo le statistiche sono preziose se eseguite con serietà. Importante affidarsi a chi lo fa di mestiere e con onestà riconosciuta. Fino a pochi giorni fa si parlava di un sonno etico dei giovani che non andavano più a votare, oggi si scopre che quegli stessi giovani, dati come apatici e indifferenti, sono pieni di energia politica, ma di una politica che chiede un sistema di valori del tutto rinnovato. Il mondo cambia: siamo di fronte a nuovi equilibri geopolitici, nuove esigenze di una famiglia in tempo di consumismo, nuove scelte di inizio e fine vita come diritto civile, nuovi drastici cambiamenti climatici, nuovi problemi di immigrazione, nuove ingiustizie che si ripetono senza risposte. È su questi temi che si risveglia l’impegno dei giovani e andrebbero ascoltati.










