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dossiercultura.it, 11 settembre 2026

Voci che nessuno ascolta, storie che non si dimenticano C’è un mondo che esiste dietro un cancello, ma che la maggior parte di noi preferisce non immaginare. Marco Erba, insegnante di Lettere in una scuola superiore della provincia di Milano e autore di romanzi pubblicati da Rizzoli, ha deciso di attraversare quella soglia. Il risultato è “Quello che non hai sentito. 18 voci dal carcere”, in uscita per Edizioni Ares (304 pagine, 20 euro), con una prefazione di Marta Cartabia, ex Presidente della Corte Costituzionale e già Ministra della Giustizia. Diciotto persone - detenuti e operatori, agenti della polizia penitenziaria, educatori - raccontano in prima persona. Nessuna mediazione, nessuna semplificazione. Solo voci che escono dall’ombra.

La pena non è vendetta: cosa dice il libro “La prima volta che sono entrato in un carcere ho conosciuto un detenuto di dieci anni più giovane di me. Aveva letto un mio libro, lo aveva consigliato a sua figlia di tredici anni. ‘Il tuo libro ci ha unito, ha superato le sbarre’, mi ha detto”. È da quell’incontro che nasce “Quello che non hai sentito”: un libro che mette in discussione il classico “buttate via la chiave”, che Erba definisce “un’illusione rassicurante che trasforma lo Stato in un bullo”. Tra le voci che parla anche Maurizio: “Non è stato un cambiamento rapido: la consapevolezza non arriva di punto in bianco. Si cambia un pezzettino ogni giorno, solo se trovi il posto giusto e le persone giuste”. E Corrado: “Lascio poco spazio ai sensi di colpa, non servono a niente. I brutti ricordi invece li custodisco: quelli aiutano a capire. Non sono una vittima: sono stato chiuso in carcere il tempo giusto”.

Marta Cartabia: “Questa fatica è preziosa” In prefazione, Marta Cartabia richiama Calamandrei e De Gasperi: sul carcere non servono opinioni nate dalla paura, bisogna aver visto. E chi vede capisce che un tempo carcerario vuoto genera solo rancore e recidiva; un tempo abitato da lavoro, studio e relazioni incarna invece l’articolo 27 della Costituzione - rieducare e restituire alla società una persona diversa. “Le storie raccolte in questo libro costringano a rivedere concetti che credevamo semplici: colpa, responsabilità, sicurezza, rieducazione, perdono, recidiva, accoglienza, dignità” scrive Cartabia. “Ogni voce aggiunge un elemento che non si lascia sistemare senza fatica nel quadro precedente. E questa fatica è preziosa, perché la realtà non diventa più vera quando la semplifichiamo; diventa soltanto più maneggevole per le nostre paure”.

Marco Erba collabora con il quotidiano Avvenire, dove tiene rubriche su adolescenza ed educazione. Ha pubblicato tra gli altri “Fra me e te”, “Città d’argento” e “Il male che hai dentro” (tutti per Rizzoli). In questo libro sceglie un registro diverso: voci in presa diretta, nomi di battesimo, storie che non si nascondono ma non chiedono pietà. Il carcere come “specchio duro dei fallimenti sociali, dove finiscono marginalità e disagi mai curati prima”. E la giustizia come possibilità - non come vendetta. Citando Steinbeck, Erba conclude con una parola: Timshel. Tu puoi.