di Daniela Preziosi
Il Domani, 18 aprile 2025
Renzi sfida Landini sul Jobs Act. Magi invita Conte a un dibattito sui nuovi italiani. Il leader dei M5s lascia libertà di voto sul quesito sulle seconde generazioni. Nel fronte referendario che marcia verso l’appuntamento dell’8 e 9 giugno i dissensi sono ormai sdoganati, anzi meglio: sono esibiti davanti ai cronisti. Se mercoledì scorso il leader di Iv Matteo Renzi ha sfidato il segretario Cgil Maurizio Landini a un pubblico dibattito sul quesito che cancella il Jobs Act, anche Riccardo Magi ha chiesto un confronto pubblico a un (teorico) compagno di strada: Giuseppe Conte, che a sorpresa, ma alla fine neanche tanto, ha ufficializzato l’indicazione della “libertà di voto” ai suoi sulla cittadinanza.
Sul quesito, il quinto, è stata ufficialmente lanciata la campagna referendaria, con una maratona oratoria delle associazioni che hanno partecipato alla raccolta di firme, a Roma, nel luogo-simbolo di piazza Vittorio, quartiere meticcio e multiculturale. Il simbolo scelto è più che patriottico, una bandiera italiana con al centro un grande “Sì”. E così lo slogan, “SìamoItaliani”. Ma è patriottico in un’accezione diversa, anzi rovesciata rispetto a quella che usano FdI e Lega, nell’interpretazione che ne ha dato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno. Con parole chiare: “È patriottismo quello di chi, con origini in altri paesi, ama l’Italia, ne fa propri i valori costituzionali e le leggi, ne vive appieno la quotidianità, e con il suo lavoro e con la sua sensibilità ne diventa parte e contribuisce ad arricchire la nostra comunità”. Il quesito chiede di dimezzare gli anni di residenza legale necessari per poter fare richiesta della cittadinanza italiana: cinque anni contro dieci, gli altri requisiti richiesti non cambierebbero.
La corsa in vista del voto è ufficialmente partita. Per Antonella Soldo, coordinatrice della campagna, “con il referendum diamo la parola a cittadini e cittadine che fanno già parte del tessuto sociale, culturale ed economico del nostro paese e per dimostrare che garantire tutele e opportunità non toglie nulla a nessuno, ma aiuta l’Italia a crescere”.
Il tetris dei sì e dei no - Ma, come gli altri della Cgil, neanche il quesito sulla cittadinanza mette d’accordo tutto lo schieramento referendario. Che, anziché un fronte, è diventato una quadriglia di coppie variabili. I partiti dell’opposizione sono impegnati in un complicato gioco di Tetris fra i sì e i no. Lo schema è intricato. Il Pd all’apparenza ha fatto la scelta più lineare: ha annunciato il sì a tutti e cinque i referendum. Ma in realtà il quesito che cancella il Jobs Act ha incassato subito il no dell’ala riformista, da Stefano Bonaccini a Simona Malpezzi ad Alessandro Alfieri.
Per questo Elly Schlein vuole correre ai ripari: per fare in modo che le defezioni dei dem risultino posizioni “a titolo personale”, ha intenzione di convocare un’assemblea nazionale del Pd prima del voto, dove far approvare un documento che impegna tutto il partito a cinque sì. E cioè, politicamente parlando, alla rottamazione definitiva della stagione del rottamatore Renzi. Il quale Renzi, a sua volta, insieme ad Azione, vota quattro no e un sì: no a tutti i quesiti della Cgil (oltre a quello sul Jobs Act, ovvero per il ripristino del reintegro per gli ingiusti licenziamenti, si vota per le tutele per i lavoratori delle piccole imprese, per l’estensione della responsabilità delle imprese appaltanti e per il ripristino delle causali nei contratti a tempo) e sì a quello sulla cittadinanza.
Ancora diversa la posizione di M5s: quattro sì ai quattro referendum sindacali, ma libertà di coscienza sulla cittadinanza. Perché, ha spiegato Conte, su questo tema “il movimento ha avviato un percorso diverso, quello dello ius scholae, che è il modo migliore per conseguire la cittadinanza e un’integrazione vera”.
Un’altra sfida pubblica - La cosa ovviamente non è piaciuta ai promotori del quesito. Così Magi (+Europa), a margine del lancio della campagna, ha consegnato a Domani un appello al presidente M5s: “Tutte le opposizioni in parlamento si sono espresse per il sì al referendum sulla cittadinanza. Viene da dire a Conte “Manchi solo tu”. Ma il referendum è sempre occasione di dibattito e anche scontro democratico, quindi è importante e utile approfondirne le ragioni.
Noi siamo convinti che non ci siano ragioni da progressisti per non sostenere un sì che consentirebbe a oltre due milioni di persone in Italia di poter avanzare la richiesta di cittadinanza con minori vessazioni rispetto a ora”. Anche perché, continua, è inutile illudersi, con l’attuale maggioranza “oggi per via parlamentare nessuna riforma è praticabile”. Lo si è già visto qualche mese fa quando Forza Italia ha proposto una riforma persino peggiorativa dell’attuale legge. Conclusione con invito: “Chiedo a Conte un confronto pubblico. Il referendum del resto dovrebbe essere anche il suo strumento di lotta, dai tempi in cui sosteneva la necessità della democrazia diretta”.
Ora si aspetta la risposta. Ma un fatto è chiaro: se la maggioranza punta evidentemente a far fallire i referendum, le opposizioni si devono rimboccare le maniche per acciuffare il quorum o, in subordine, evitare il deserto alle urne. Dunque l’imperativo è mobilitare gli elettorati e il voto di opinione. Anche esibendo platealmente i propri dissensi incrociati, che del resto sono la specialità della casa.











