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di Luigi Ferrarella

 

Corriere della Sera, 23 aprile 2020

 

L'avvocato Lanzi contro i pm che indagano sugli anziani morti nelle Rsa. Un celebre avvocato figlio di pm, stimato docente universitario, legale di imputati come Silvio Berlusconi o David Mills, ben può - se ne sia convinto - dire a La Stampa che "a Milano mi pare si siano già imbastiti processi di piazza" sugli anziani morti nelle Rsa, "attacco strumentale al modello politico di centrodestra della Regione Lombardia, alimentato da un'inchiesta spettacolarizzata" dove "la politica sguazza".

Ma non può dirlo un membro del Consiglio Superiore della Magistratura quale Alessio Lanzi, eletto dal Parlamento su proposta di Forza Italia. Non può per l'ovvia inopportunità che un consigliere Csm intervenga su una indagine in corso. E non può per l'ancor più ovvia ragione che, nell'esercizio delle sue funzioni, in futuro potrebbe dover giudicare (in valutazioni di professionalità o sanzioni disciplinari) proprio quei pm.

"Nessun attacco alla magistratura, ma libera manifestazione del pensiero - si difende ora.

La critica intervenga solo sul merito dei miei contenuti giuridici: parliamo dell'obbligatorietà dell'azione penale!". Sì, ma in un plenum Csm sull'ordinamento giudiziario o in un convegno universitario, non nella veste di anticipato "super giudice" dei futuri giudici di quel fascicolo. Proverbiale per signorilità e prudenza, di recente Lanzi diceva di sé a Il Dubbio: "Faccio l'avvocato a Milano da 40 anni e, al di là della dialettica processuale, non sono entrato mai in polemica con alcuno dei magistrati nell'esercizio della professione". Se la frizione slitta persino a lui, è termometro di quanto alta sia (anche sulla fronte di chi crede di denunciarla in altri) la temperatura emotiva di quella "mediatizzazione che fa perdere di vista il processo vero per concentrarsi su emozioni da dare in pasto all'opinione pubblica".