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di Carmelo Musumeci

 

Ristretti Orizzonti, 10 aprile 2015

 

"Arrabbiato nell'infelicità, aspetta il giorno che è passato". (Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com).

Venerdì, 22 maggio 2015, ore 9.30-16.30, nella Casa di Reclusione di Padova ci sarà una Giornata Nazionale di Studi dal titolo "la rabbia e la pazienza". Ed ho deciso di scrivere qualcosa su questi due argomenti, ma più che sulla pazienza preferisco parlare della rabbia perché la conosco meglio.

Sinceramente ho sempre avuto difficoltà a stare calmo, forse perché sono nato in una famiglia arrabbiata. E sono cresciuto in una terra incazzata. Per ultimo ho scontato tanti anni di carcere in mezzo all'odio istituzionale e con una pena disumana sulle spalle come l'ergastolo. E mi sono spesso domandato che cosa rimane ad un uomo spogliato della libertà, costretto a vivere rinchiuso fra le mura fredde di una cella, spesso d'isolamento, tenuto lontano dalla vita, dal sole, dal riso e dal pianto dei suoi figli e dell'amore della sua compagna? Mi sono spesso pure domandato come fare a sopportare "vivo fra i morti" la terribile angoscia del fine pena mai?

E cosa può dare un padre ai suoi figli, quando non gli è permesso di regalare una caramella alla bambina in visita e poter dare un bacio, una carezza o quando le visite stesse vengono usate come strumento di ricatto: "o fa il bravo (uguale sottomesso al punto da perdere la stima di te stesso), o revochiamo il permesso di visita ai tuoi figli (non importa, se è il loro compleanno)"? Mi sono spesso domandato anche come potevo essere un marito affettuoso, "l'uomo ombra", (così si chiamano gli ergastolani ostativi fra di loro) che non ha più diritti, né modo di comunicare fisicamente il suo amore per la donna della sua vita?

A queste domande che torturano chi sta in carcere, durante gli anni non ho mai smesso di cercare delle risposte. E le ho cercate con rabbia lottando contro le quotidiane ingiustizie, inflitte a me ed ai miei compagni, studiando per educare me stesso e l'Assassino dei Sogni (il carcere come lo chiamo io). Penso che la rabbia è stata il mio primo amore che mi ha fatto crescere e migliorare e nello stesso tempo penso di poter ammettere che mi ha anche portato in carcere. Incredibilmente, una volta dentro, mi ha pure aiutato a sopravvivere e a trovare le energie per lottare contro l'odio istituzionale dell'Assassino dei Sogni.

Molti detenuti invece fanno finta di niente e rinunciano persino ad arrabbiarsi, indignarsi e a tentare di cambiare se stessi ed il luogo dove vivono, io ho preferito continuare ad arrabbiarmi in modo costruttivo per migliorare di più me stesso ed il mondo che mi circonda. E vi confido che a volte mi dispero molto perché forse non mi arrabbio abbastanza per tentare di dare il meglio, o il peggio, a seconda del punto di vista, di me stesso. Spero venerdì, 22 maggio 2015, ore 9.30-16.30, nella Casa di Reclusione di Padova durante la Giornata Nazionale di Studi dal titolo "La rabbia e la pazienza" d'incazzarmi abbastanza per dare la voce a tanti miei compagni che in questi giorni saranno deportati e gettati, come spazzatura umana, in altri carceri perché, ormai è ufficiale, nel carcere di Padova sarà chiusa la sezione di Alta Sicurezza.