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di Davide Vari

Il Dubbio, 26 febbraio 2026

Dimezzare i finanziamenti significherebbe spegnere la nostra webcam fissa sul Paese. Con un danno enorme per la nostra democrazia. Ci sono molti modi per limitare la libertà di stampa. C’è il metodo classico, un po’ rozzo e superato delle care vecchie censure; oppure quello ancora attualissimo e assai battuto, ma altrettanto “impresentabile”, delle querele temerarie. E poi ci sono modi più eleganti, come dire, più italiani: non si proibisce, si asciuga. Non si chiude una voce, la si lascia semplicemente senza ossigeno. Ecco, il dimezzamento dei fondi a Radio Radicale appartiene a questa seconda categoria. Nessuno, infatti, la spegne ufficialmente. Si è scelto - non da ora per la verità - di provare ad abbassare lentamente il volume fino a non sentirla più. E sarebbe un danno enorme per la nostra democrazia.

E qui occorre fermarsi un momento, perché la discussione è quasi sempre inquinata dai puristi dell’informazione “autoarchica”. Prima i leghisti, poi i grillini e domani chissà. Radio Radicale non ha nessuna delle caratteristiche delle radio private, e non è un organo di propaganda politica e “giudiziaria”. Nulla di tutto questo. La convenzione - che formalmente è stata rinnovata ma con al sorpresina del dimezzamento dei fondi - riconosce infatti a quella radio un compito preciso e preziosissimo: svolgere un servizio pubblico che lo Stato - bivacco di partiti e partitini- pur potendo e dovendo, non ha mai realizzato.

In questi decenni Radio Radicale ha raccontato il paese portando i microfoni nelle assemblee parlamentari, nelle aule di giustizia, nelle piazze, nelle aree dei conflitti dimenticati. Ma il punto è che può fare tutto questo proprio perché non deve rispondere al mercato, perché può contare sul finanziamento dei cittadini. Radio Radicale non punta al mercato pubblicitario, né allo share. Radio radicale è libera proprio perché non ha un’audience da seguire, non deve semplificare, sminuzzare, filtrare; e né polarizzare o demonizzare. Non crea consenso ma conoscenza. Radio radicale è la nostra webcam fissa sul paese.

Forse dimezzando i fondi il governo risparmierebbe qualche milione di euro. Ma è un forse. Una scelta che pagheremmo con qualcosa di molto più costoso: la possibilità, sempre più rara di sentire quelle voci diffuse della nostra Repubblica che parlano con la propria voce. Senza intermediari, senza “interpreti” non sempre disinteressati. Insomma, saremmo siamo più poveri e meno liberi.